Caso Baldini – Cavalcavia 166 sulla A14: figlio di un Dio minore?

Autostrade per l’Italia inizia la nuova costruzione del ponte 167 sulla A14 crollato nel marzo 2017, e incassa la vittoria sul ricorso operato da Conero Frantumazioni che chiedeva la rimozione dei divieti di transito oltre le 12 ton. sul cavalcavia 166

Camerano – Mentre i cavalcavia sulla A14 (e non solo), crollano, o vengono declassati nel tonnellaggio di percorrenza per evitare le manutenzioni dovute alla loro vetustà, Autostrade per l’Italia SpA gestore della rete viaria in questione, continua a muoversi sui singoli casi come più gli fa comodo. Tralasciando ciò che succede nel resto d’Italia (al sud, ad esempio, i cartelli di limitazione a 12 ton. che ha posto su alcuni cavalcavia sono stati letteralmente segati dagli utenti), qui da noi, alle pendici del Conero, si muove con due pesi e due misure.

Il posizionamento della campata centrale del nuovo cavalcavia 167 sulla A14, I lavori di ricostruzione del ponte crollato nel marzo 2017 sono iniziati la notte fra sabato 14 e domenica 15 aprile 

È di pochi giorni fa la notizia che ha iniziato la costruzione del nuovo cavalcavia 167, quello crollato il 9 marzo 2017 e che, rovinando sull’asfalto, ha prodotto la morte di una coppia di coniugi di Spinetoli e il ferimento di tre operai. Dopo tredici mesi d’attesa, con un disagio considerevole per gli utenti di quella via di comunicazione, è una bella notizia. Così come è una notizia che gli eredi della coppia deceduta siano stati liquidati da Autostrade SpA con somme variabili per il danno subìto di conseguenza alla morte dei loro cari.

Resta ancora in piedi tutto un’iter processuale per quantificare responsabilità e concause ma, se non altro, a giugno il 167 dovrebbe essere riaperto all’utilizzo degli utenti.

Tutto da decifrare, invece, il futuro del cavalcavia 166 che dista poche centinaia di metri dal suddetto. Il ponte, per intenderci, assurto agli onori della cronaca come il cavalcavia del caso Baldini, il titolare della Conero Frantumazioni che oltre un anno fa si era visto declassare improvvisamente la portata del cavalcavia 166 che porta alla sua azienda da 72 a 12 tonnellate. Di fatto, impedendogli di operare con i suoi mezzi pesanti.

Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate

Il nove aprile scorso, con un’ordinanza, il Tribunale di Ancona ha rigettato il ricorso urgente di Baldini con il quale la Conero Frantumazioni chiedeva la rimozione dei cartelli 12 ton., dando ragione a Società Autostrade. Senza tenere minimamente in conto che su quel ponte, fino a pochi giorni prima del declassamento, Autostrade per l’Italia aveva consentito il transito ai suoi mezzi pesanti per migliaia di passaggi con carichi anche superiori alle 70 ton.

Oltre al danno dunque, anche la beffa, dal momento che Conero Frantumazioni avendo perso il ricorso è stata condannata al pagamento delle spese processuali pari a 4 mila e ottocento euro.

Che il cavalcavia 166 sulla A14 sia figlio di un Dio minore? Forse che la salvaguardia del posto di lavoro di sedici dipendenti e del futuro dell’azienda che li fa lavorare sia meno importante della ricostruzione di un ponte crollato?

Sandro Baldini, titolare della Conero Frantumazioni

In riferimento all’ordinanza del Tribunale, e alle notizie che l’hanno portata alla ribalta dei media, la Conero Frantumazioni ha emanato un comunicato di cui pubblichiamo un ampio stralcio:

«… non riteniamo di doverci arrendere di fronte ad un provvedimento del Tribunale che si è espresso con una procedura provvisoria d’urgenza. Dal momento che la decisione è “provvisoria”, abbiamo già incaricato l’ avv. Roberto Regni d’istruire la causa ordinaria affinché il Tribunale possa decidere se i 2 cartelli di divieto di transito ai mezzi superiori alle 12 ton. siano legittimi o meno..

… gli avvocati di Autostrade per l’Italia Spa Alessandro Santucci e Francesco Mattioli di Ancona sostengono che la ditta Baldini Sandro e la Conero Frantumazioni srl abbiano violato le norme di sicurezza della  circolazione stradale e della pubblica incolumità.  Forse, i due avvocati  non sanno – in realtà lo sanno benissimo ma gli fa comodo ignorare la realtà – che è stata proprio la Pavimental Spa a  violare le norme di sicurezza con i propri automezzi (ne abbiamo documentazione), transitando sopra il ponte malgrado i divieti. E Pavimental Spa, è scritto sul loro sito internet, è detenuta al 20% proprio da Autostrade per l’Italia SpA!    

Riteniamo ingiuste le sentenze che ci hanno visto soccombere, e la puntata di  Report su Rai 3 del 16 aprile 2018 non ha fatto che confermare i  nostri pensieri e le nostre sensazioni. 

Camerano – Cavalcavia 166: La rimozione dei jersey e il posizionamento dei “panettoni”

… si riporta che gli ostacoli erano stati posizionati in seguito alla consulenza tecnica disposta dal Giudice già in primo grado: niente di più falso! Gli ostacoli sono stati posizionati una prima volta arbitrariamente da Autostrade per L’Italia SpA, e una seconda volta con un’autorizzazione della Magistratura arrivata successivamente all’installazione dei jersey. Tanto è vero che il Tribunale di Ancona il  9 maggio 2017 aveva ordinato la rimozione immediata dei jersey: “posizionati abusivamente”, come riportato nella sentenza, sulla nostra proprietà e aveva installato due “panettoni”  in cemento per “segnare il territorio”, questa volta sul ponte.

Si va dicendo da più parti che verrà costruito un ponte nuovo. Noi, al momento, non abbiamo né date né qualcosa di scritto a tal proposito.

Per noi, ogni ora che passa senza intervenire è dannosa per la nostra attività. Ogni giorno, ogni sentenza che non tenga conto della possibilità d’intervenire sul ponte per riportare il transito originario a 72 ton. mette seriamente a repentaglio la nostra capacità di resistere e di operare. Per farlo, attualmente, stiamo utilizzando una stradina privata che non potrà durare per sempre. Anzi, cogliamo l’occasione per ringraziare e scusarci con i proprietari della stradina.

Fare impresa in queste condizioni è impossibile. E consideriamo un vero miracolo l’essere riusciti a tirare avanti fino a oggi. Certo, la consapevolezza di aver subito una vera e propria “INGIUSTIZIA” ci dà una forza che pensavamo di non  avere. Ma la nostra “forza” non è sufficiente a risolvere il problema.

Questo, ad oggi, il quadro. Proveremo a percorrere tutte le vie legali possibili e lecite per tentare di risolvere il nostro problema. Anche se le istituzioni, per quasi un anno, si sono voltate dall’altra parte. In ballo c’è la sopravvivenza di un’azienda storica, quella di sedici lavoratori, delle loro famiglie e del loro futuro. Ma, soprattutto, c’è la dignità di persone che tentano di resistere ad un sopruso che lede la loro stessa essenza d’individui che non chiedono altro se non di lavorare. Come hanno sempre fatto».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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