Camerano – Sono arrivate le giostre!!!

Installate in Piazza Aldo Moro vi resteranno per un mese

Camerano – Carnevale è ormai alle porte, e che Carnevale sarebbe senza le giostre? Feste in maschera per grandi e piccini; coriandoli e stelle filanti, d’accordo, ma le giostre… Appartengono all’immaginario di tutti noi. Chi non c’è mai stato, alle giostre, almeno una volta nella vita?

Una camminata fra i baracconi e le varie attrazioni sa rievocare, rendendoli concreti, sensazioni e sapori unici che ti porti dentro per sempre. La musica a tutto volume degli autoscontri, il dolce e persistente sentore nell’aria di zucchero filato, le ciambelle fritte, l’aria che ti scompiglia i capelli mentre voli con le montagne russe…

A Camerano sono arrivati ieri, i giostrai, in Piazza Aldo Moro. Come l’anno scorso, gli stessi dell’anno scorso. Con le stesse attrazioni: l’autoscontro, le catene (o calcioinculo), il trenino del bruco per i più piccoli. E già hanno iniziato il montaggio delle strutture, nonostante il tempo non sia clemente e la pioggia intermittente non aiuti.

Il capo giostraio – «ma qui non c’è un capo – ci hanno detto – ognuno ha il suo compito preciso» – diciamo allora il più anziano ed esperto, si chiama Claudio Vacone. È lui che dirige un po’ tutto il montaggio. Abruzzese, con moglie anconetana, ha compiuto 54 anni da poco. Un viso simpatico che si concede senza preamboli alle nostre curiosità.

Claudio, da quanti anni fa questo mestiere particolare?

«Da quando sono nato, da sempre, da 54 anni».

Un mestiere non facile. Lei non l’ha scelto, dunque, perché lo fa?

«Per amore, questo mestiere si fa solo per amore, non certo per i soldi. Ha il vantaggio di farti stare all’aria aperta, in una fabbrica non ci riuscirei. Anche se diventa sempre più difficile, fra permessi, burocrazia, spazi sempre meno disponibili. Ma alla mia età che potrei fare? E allora, nonostante tutto, si tira avanti».

Già, perché l’attività di Claudio è un’azienda a tutti gli effetti, soggetta a tasse, iva, pagamento del suolo pubblico e tutto il resto. «Una ditta come un’altra – sottolinea – solo che è una ditta viaggiante». Che si sposta per tutta la provincia di Ancona e anche un po’ più in là, alla ricerca di spazi e Comuni disposti a darglieli a pagamento.

Per arrivare ad avere i permessi qui a Camerano ha impiegato tre anni, ci racconta. Domande su domande, richieste andate a vuoto finché, alla fine, il Comune s’è deciso e gli ha concesso – lo scorso anno – lo spazio necessario in Piazza Aldo Moro. Ovviamente a pagamento.

Claudio e le sue giostre resteranno a Camerano per un mese: «Ce ne andremo il 12 di marzo – precisa – e lavoreremo solo il pomeriggio fino alle 20 tutti i giorni. Dopo quell’ora non vogliono, dicono che disturbiamo i residenti».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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