Camerano perde residenti

Tutti i dati demografici al 31 dicembre 2017

I Cameranesi al 31 dicembre 2017 sono 7.218 con una variazione in negativo di 33 residenti rispetto al 2016, con un trend positivo del 3% negli ultimi 10 anni (2008-2017) e negativo negli ultimi 5 anni del 1.1% (2013-2017). Le donne risultano più numerose considerate le 3.699 (51%) unità rispetto alle 3519 (49%) degli uomini.

L’età media della popolazione è di 44,8 anni registrando un aumento rispetto agli anni precedenti.
I cittadini minorenni rappresentano il 17% della popolazione (il 4% è sotto i 5 anni), mentre nell’83% dei maggiorenni troviamo 1.688 cittadini sopra i 65 anni, 108 ultranovantenni e 2 ultracentenari. Il 48% della popolazione risulta coniugata, il 42% celibi/nubili, il 7% vedovi e il 2% divorziati.

Camerano – Calano i residenti e i nuovi nati nel paese del Rosso Conero

I nati nel 2017 sono stati 51 (26 maschi, 25 femmine) i deceduti 86 (37 maschi, 49 femmine) con un saldo negativo di 35 unità. I deceduti sono più dei nuovi nati dal 2013, considerato un saldo quasi neutro tra il 2006 e il 2009 e positivo tra il 2010 e il 2012. Anche Camerano si allinea al trend negativo che da molti anni è un dato fisso su tutta la Regione Marche e l’intera Italia. Il luogo di nascita più indicato sulla carta di identità è Ancona per il 48%, a seguire Camerano 17% e Osimo 8%.
Le famiglie sono 2.852, pressoché invariate rispetto agli ultimi anni anche se si assiste ad una graduale diminuzione dei componenti medi per ogni famiglia (da 2.7 componenti del 2003 al 2.5 attuale).

6.870 sono i cittadini italiani (95.2%) residenti a Camerano, mentre 348 (4.8%) hanno cittadinanza straniera. Le donne risultano più numerose considerate le 213 unità (5.8% totale popolazione femminile) rispetto alle 135 degli uomini (3.8% totale popolazione maschile).

La maggior parte dei cittadini stranieri è di provenienza moldava (1.4% totale della popolazione) e romena (1.1%). Rispetto al 2016 c’è stata una diminuzione di residenti stranieri del 5.7%, in controtendenza con il dato italiano che registra un +0.4% ed in linea con la Regione Marche che segna un -3%.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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