Camerano passa da zero a 15 casi positivi al Covid-19

Diciassette le persone in quarantena. La casa di riposo Ceci alla ricerca di nuovi infermieri

Camerano, 3 novembre 2021 – Seguendo una tendenza al rialzo che sta caratterizzando sia la regione Marche sia l’Italia intera, anche a Camerano si sono registrate nuove persone risultate positive al Covid-19 e in quarantena.

Camerano, il sindaco Oriano Mercante

Il 19 ottobre scorso, il sindaco Oriano Mercante in un comunicato postato sulla pagina social del Comune aveva scritto: «Dal 5 ottobre u.s. a Camerano, non si registrano né casi di persone positive né di cittadini posti in quarantena. Ci auguriamo che questo trend possa continuare, grazie alla collaborazione di tutti».

In data odierna e con la stessa modalità, Mercante ha fatto sapere che: «La situazione dei contagi a Camerano registra alla data odierna 15 casi positivi e 17 in quarantena precauzionale. Visto il rialzo dei casi in tutta la provincia, anche in considerazione delle varianti, nel rispetto delle posizioni di tutti invito fortemente, chi non lo avesse ancora fatto, a sottoporsi alla vaccinazione. Il virus è ancora in circolazione e si raccomandano l’uso della mascherina, il distanziamento e la sanificazione».

Camerano – La sede della Casa di riposo Opera Pia Ceci in Via Marinelli 3

In meno di un mese la cittadina marattiana è passata da zero a 15 casi positivi su poco più di settemila abitanti. Evidentemente, visti i numeri, la collaborazione di tutti invocata dal Sindaco solo due settimane fa è andata disattesa dai più.

Nel frattempo, sulla pagina social della Casa di riposo Opera Pia Ceci, ieri è comparso questo annuncio: “Abbiamo di nuovo bisogno di infermieri. Chi è interessato ad essere assunto può telefonare al numero 071 730 34 41 o mandare una mail a: fondazionececi@nuovasair.it”.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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