Camerano: la polizia municipale insegna l’educazione alle scuole elementari

Promozione della cultura della legalità e convivenza civile

Camerano. Partita la nuova iniziativa sperimentale di educazione ambientale e stradale con le classi quinte delle scuole elementari, con lezioni tenute dagli agenti di Polizia locale.

Obiettivo generale sarà quello di promuovere una cultura della legalità intesa come rispetto dei principi fondamentali della convivenza civile e dell’acquisizione del concetto di “persona” come soggetto di diritti e doveri.

Gli incontri tratteranno, in modo sintetico e veloce, argomenti inerenti l’ambiente, il patrimonio pubblico e il Codice della strada.

La polizia municipale diventa "educatrice" dei bambini. La sperimentazione è partita in diversi Comuni italiani
La polizia municipale diventa “educatrice” dei bambini. La sperimentazione è partita in diversi Comuni italiani

L’educazione ambientale (che non riguarda la raccolta dei rifiuti), e del rispetto del patrimonio pubblico, illustrerà alcune situazioni critiche riscontrate nel territorio comunale negli ultimi anni; attraverso le foto di spazzatura abbandonata e atti vandalici si cercherà di sensibilizzare i bambini ad un comportamento più responsabile.

Per quanto riguarda l’educazione stradale sarà esaminato il comportamento che i bambini devono adottare quando attraversano o camminano su una strada, all’interno dell’automobile, sulla bicicletta; e saranno spiegati alcuni segnali stradali.

Attraverso gli incontri si mira inoltre a stabilire relazioni di fiducia tra i bambini e gli agenti di polizia.
Ogni cittadino, grande e piccolo, deve essere consapevole del fatto che il danneggiamento di beni pubblici, i rifiuti lasciati per terra, gli schiamazzi, la mancata osservanza delle regole che disciplinano la circolazione di mezzi e persone può creare pericolo e disagi.

«Responsabilizzare i nostri futuri cittadini è il nodo cruciale per lo sviluppo di una società giusta e rispettosa» recita il comunicato ufficiale del Comune di Camerano. Iniziativa lodevolissima, ci mancherebbe! Ma un tempo, certi insegnamenti, non erano demandati ai genitori?


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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