Camerano – Il caso Baldini approda in Consiglio comunale

A distanza di cinque mesi dall’inizio della protesta sul cavalcavia 166 della A14 la questione è ancora irrisolta.

Camerano – Uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri, lunedì 31 luglio, ha riguardato la situazione in essere del cavalcavia 166 sulla A14. Quello della Conero Frantumazioni, per intenderci, l’azienda di Sandro Baldini di fatto imprigionata al di là di quel ponte dall’abbassamento arbitrario del tonnellaggio di percorrenza da 72 a 12 tonnellate ad opera di Autostrade per l’Italia.

Sandro Baldini, titolare della Conero Frantumazioni

Può sembrare assurdo ma a distanza di quasi 5 mesi dall’inizio delle proteste e delle traversie per quell’abuso mai giustificato del tutto, il caso Baldini è ancora lontanissimo da una qualsiasi soluzione.

Peggio, dopo la sentenza del Tribunale di Ancona risalente ai primi giorni di luglio dove il giudice aveva legittimato quell’abbassamento, la Conero Frantumazioni è stata praticamente lasciata sola, abbandonata a se stessa e al suo destino.

Ma torniamo al Consiglio comunale di ieri. Su proposta del capogruppo e consigliere di minoranza del M5s, Stefano Defendi, l’intero Consiglio è stato invitato a condividere i contenuti di una lettera da inviare a tutto il mondo: Presidente del Consiglio, della Camera, del Senato, Ministero dei Trasporti, Presidente Regione Marche ecc. ecc.

Stefano Defendi, capogruppo e consigliere del Movimento 5 stelle

Il contenuto della stessa, che ha impegnato minoranza e maggioranza per un’oretta buona, con sospensione dell’assise per permettere una riunione al volo dei capigruppo, aveva come oggetto la richiesta delle verifiche di sicurezza dei cavalcavia 166 e 164. Già, perché dal momento che si scomodava il mondo si è pensato di inserire nella richiesta anche l’altro ponte, il 164, quello che per intenderci serve il depuratore interzonale.

Una iniziativa lodevole quella del Consiglio comunale. Un atto dovuto e condiviso all’unanimità da tutte le forze politiche. E va reso merito al M5s locale che l’ha proposto, ma che non produrrà il benché minimo risultato. Per il semplice motivo che tutti quei Signori ed Enti in indirizzo, tutti quei destinatari, del caso Baldini sono a conoscenza da mesi. E, ad oggi, non hanno mosso un dito per entrare nel merito della questione.

Una lettera in più o in meno non cambierà certo le cose!

Senza contare che il Ministro Del Rio non ha affatto interesse ad entrare nel merito della questione. Quel ponte è suo, nel senso che è di proprietà del Ministero dei Trasporti che ne possiede a centinaia con le stesse caratteristiche: se intervenisse sul 166 ripristinando il tonnellaggio originale, sarebbe costretto a fare la stessa cosa con tutti gli altri…  Una spesa folle!

Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Costa molto meno installare cartelli con la scritta 12 ton. e il problema è risolto.La lettera in definitiva sarà, come tutte le altre iniziative tentate fin qui, un’altra perdita di tempo!

Spea, Autostrade per l’Italia, Pavimental & C. (concessionarie del Ministero dei Trasporti), hanno patrimoni tali che possono permettersi di resistere a qualsivoglia azione. Possono pagarsi fior fiore di avvocati, tecnici e consulenti, liquidare somme impressionanti per risarcire i danni prodotti dalla loro imperizia o mancanza d’intervento sulle strutture. Senza fare una piega e senza andare minimamente in difficoltà.

A realtà simili, cosa vuoi che importi se una Conero Frantumazioni qualsiasi si vede impossibilitata ad operare? (Il giudice, a luglio, ha affermato che l’azienda può tranquillamente continuare a lavorare, ndr).

A realtà simili, cosa vuoi che importi se quindici dipendenti rischiano il posto di lavoro che, ad oggi, non hanno perso solo perché il loro datore di lavoro è disposto a lavorare in perdita intaccando il proprio patrimonio personale?

Nulla. A realtà simili di tutto questo non importa nulla. Mors tua, vita mea!”

Il sindaco di Camerano Annalisa Del Bello e Sandro Baldini all’ultima conferenza dei servizi

Sandro Baldini, per usare un eufemismo, è molto, molto arrabbiato. Ma è anche un uomo vero, uno con le palle (chiedo scusa per il termine “uomo vero”, ndr). Lui tiene alla sua azienda, ai suoi figli, ai suoi dipendenti:

«Ho chiesto un mutuo di 500mila euro a banche diverse – ha sbottato con decisione fra la collera e la delusione al termine del Consiglio comunale – se me lo concederanno potrò acquistare i terreni sui quali costruire una nuova strada d’accesso alla mia azienda, sempre che mi diano i permessi per farla!»

Non molla Sandro Baldini. Perché sa benissimo che giunti a questo punto non esistono lettere risolutrici, l’unica risoluzione sta nelle sue capacità e volontà di lottare. Fino in fondo.«Chi deve darmi una mano è meglio che si muova adesso – aggiunge categorico – ognuno deve accollarsi le proprie responsabilità perché se dovesse andarmi male non sarò certo l’unico a saltare!»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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