Camerano – Anno nuovo vandalismi di sempre

La mancanza del rispetto dei beni comuni continua a fare danni

Camerano – C’è un vecchio detto, diffusissimo in rete, che recita: “La madre degli imbecilli è sempre incinta”. Per questi ultimi, provo a tradurre: “non esiste contraccettivo capace di arginare la stupidità dell’uomo”.

Prima di entrare nel merito di una premessa così dura e diretta, però, vorrei elencare i sinonimi di ‘imbecille’ previsti dalla lingua italiana, giusto per capire la vastità degli aventi diritto al titolo: 1) stupidi, 2) scemi, 3) scimuniti, 4) sciocchi, 5) dementi, 6) stolti, 7) mentecatti, 8) ebeti. Una congrega numerosa, non c’è che dire.

Che comunque ha i rispettivi contrari: 1) intelligenti, 2) saggi, 3) svegli, 4) furbi, 5) equilibrati, 6) astuti, 7) sani di mente, 8) scaltri. Fantastica la lingua italiana!

I bagni danneggiati dai vandali in piazza Sant'Apollinare
I bagni danneggiati dai vandali in piazza Sant’Apollinare

Entriamo nel merito della premessa. Con una domanda: come si può essere così imbecilli da danneggiare o distruggere un bene comune, un bene, cioè, che appartiene alla collettività e dunque anche a chi lo danneggia o distrugge? Un bene che, una volta distrutto, va rimpiazzato. A spese della collettività, e dunque a spese anche di chi ha concorso a distruggerlo.

Non esiste una risposta. Almeno, se c’è non la conosco. Forse è per questo che è stato coniato il termine ‘imbecille’ con le sue 50 sfumature di grigio. Una risposta la vorrei da quel o quegli imbecilli che non più tardi di due giorni fa hanno fatto saltare per aria gli orinatoi pubblici di piazza Sant’Apollinare, conosciuta da tutti come piazza delle erbe.

Le paline segnaletiche divelte dai soliti vanadali
Le paline segnaletiche divelte da vandali nella zona di Via Scandalli

Una risposta la vorrei da chi ha divelto le paline segnaletiche di via Scandalli angolo via Barbini e dell’area antistante la tensostruttura. O da chi ha danneggiato il bagno vicino al bellavista fuori porta. O i corrimano e le panchine dei giardinetti… l’elenco è infinito.

Ho provato a coinvolgere nella mia riflessione l’assessore Costantino Renato che per i vari ruoli ricoperti conosce a fondo il tema.

«È l’ennesimo atto vandalico che prende di mira un bene pubblico – la risposta dell’assessore, che spiega – il bagno di piazza Sant’Apollinare è stato oggetto negli anni di danneggiamento del wc, degli urinatoi e del lavandino. È stata imbrattata la parte esterna, si è arrivati perfino a sporcare con gli escrementi muri e pavimentazione interna: hanno fatto i graffiti con la cacca!

Ultimamente i fenomeni sono diminuiti grazie al lavoro paziente di controllo effettuato dai carabinieri e dalla polizia locale, ma tra il 2011 e il 2014 alcuni luoghi erano stati presi di mira in modo sistematico e con modalità che sembravano ossessive e maniacali».

staccionate

Sarebbe comodo scaricare il problema alla mala gestione di amministrazioni cieche o menefreghiste, ma non pare sia così. Anche perché quando il problema nasce all’interno di una comunità, e tocca l’educazione del singolo, è la gente tutta che deve interrogarsi e attrezzarsi per risolverlo.

«Con le poche risorse economiche a disposizione si cerca periodicamente di restituire al paese quel magnifico patrimonio ambientale che possiede – continua l’assessore – ma purtroppo puntualmente il tutto viene vanificato dall’inciviltà di poche persone.

Qui la politica e la buona o cattiva gestione dei beni comuni c’entrano ben poco, l’unica responsabile è l’ineducazione e l’omertà di alcuni».

Educazione, senso civico, rispetto. Tre valori che, se messi in atto e fatti propri, renderebbero inutili telecamere di videosorveglianza e spese fuori dall’ordinario. Ma quanto ci appartengono davvero?

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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