Buon compleanno, semafori!

Camerano, 15 marzo 2019 – Sono anni, ormai, che le varie Amministrazioni dei vari Comuni sparsi per l’Italia faticano a portare a termine anche le più elementari opere di manutenzione del territorio. E quella di Camerano, non fa certo eccezione.

I cittadini, sempre più esasperati dall’andazzo, non sanno più che fare o dire. Consapevoli che le loro, ormai, sono lamentele sterili. Qualcuno, ogni tanto, prova ancora a protestare. Lo fa sui social. Come Valentina De Luca che, con arguzia ed ironia, affronta una problematica ormai datata riguardante la frazione di San Germano. Pubblichiamo interamente il suo post pubblicato su Facebook con tanto di foto. Chissà che alla fine l’ironia e il gusto per la parodia riesca a portare risultati concreti là dove è mancata serietà, professionalità, senso civico e rispetto verso i propri amministrati.

Scrive, Valentina De Luca:

«E così, anche voi state diventando grandi… È proprio volato il tempo, da quando vi vedemmo piazzati qui, lungo Via San Germano, in quel freddo fine febbraio di un anno fa.

Con la vostra aria così provvisoria, piazzati dopo un cartello di lavori in corso e prima di un restringimento di carreggiata, eravamo certi che sareste durati poco, che non sareste andati oltre il rigido inverno o, al più, la primavera inoltrata.

Non ce ne vogliate, per carità, ci teniamo a dire che non abbiamo nulla contro i semafori, il fatto è che nel mondo moderno avere strade asfaltate e scorrevoli non è un capriccio, ma un’esigenza reale.

Ci dispiace però constatare che alcuni amministratori, anche quando si dichiarano ‘sindaci di tutti’ o quando vengono proclamati ‘sindaci del mondo’, non considerino parte di quel mondo le periferie dei loro Comuni, anche quelle belle come il Parco del Conero.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, per dirla con le parole di una famosa canzone.
Non ci resta che attendere le prossime elezioni: forse, allora, qualcuno si ricorderà di voi… E di noi.
Nel frattempo, buon compleanno, semafori!
»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Europee 2019: al voto! al voto! 2

Tra ieri, oggi, domani e domenica al voto in 400 milioni


24 maggio 2019 – Per il nono rinnovo del Parlamento dell’Unione europea sono chiamati alle urne 400 milioni di elettori. Ieri hanno iniziato a votare nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; oggi toccherà all’Irlanda, sabato 25 maggio alla Lettonia, Repubblica Ceca, Malta e Slovacchia. Infine, domenica 26, tutti gli altri Paesi dell’Unione Italia compresa.

Domenica pomeriggio, alle 18, 19 e 20, con i seggi ancora aperti in molti Paesi, l’Europarlamento diffonderà le prime stime. Ma bisognerà attendere le 20.15 per avere il primo dato aggregato su 12 Paesi, e le 21.15 per i restanti 16 Paesi. A chiusura dei seggi, dopo le 23, arriveranno le prime proiezioni sulla consistenza e la composizione dei gruppi parlamentari.

Brexit Regno Unito – Ora che la data limite per l’uscita dall’Eu del Regno Unito è stata fissata al 31 ottobre, il paradosso è che Londra manderà a Strasburgo 73 eurodeputati che, se l’accordo del ritiro venisse approvato entro il 30 giugno, non si insedierebbero neppure dal momento che il nuovo Parlamento s’insedia il 2 luglio. Se ciò dovesse avvenire, dei 73 seggi 46 verranno congelati e 27 redistribuiti fra i 14 Paesi che ne hanno diritto. All’Italia ne andrebbero 3.

In Francia il voto europeo viene considerato un vero e proprio referendum su Macron. Il presidente è in calo nei sondaggi per via degli scandali di Palazzo, dimissioni di ministri e proteste dei gilet gialli. Lo spauracchio dell’astensionismo è forte: secondo i sondaggi 3 giovani su 4 non si presenteranno alle urne.

La Germania è il Paese che esprime più eurodeputati: 93. I sondaggi dicono che la Cdu-Csu della cancelliera Merkel viaggia su un solido 30%, l’ultradestra dell’Afd è ferma al 13% così come liberali e sinistra. A stravolgere tutto potrebbero essere i Verdi, secondo partito al 20%. Con l’Spd che rischia d’incassare il peggior risultato degli ultimi decenni. Se così avverrà, sarebbe la fine per la Grosse Koalition messa in piedi dalla Merkel.

In Spagna, con il socialista Sànchez da un mese vittorioso delle Politiche ma non ancora in grado di formare un Governo, i sondaggi vedono in calo il Pse e i popolari, mentre sono in crescita la sinistra di Podemos e il centrodestra di Ciudadanos. Vera incognita l’ultradestra sovranista di Vox, per la prima volta alle elezioni europee.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Quartetto di Visegrad – sono considerate illiberali ed euroscettiche, portatrici dell’ondata populista. Mine vaganti ma solide nei loro princìpi di difesa della sovranità e del territorio. Resta da vedere come reagiranno i loro elettori nelle urne.

Della situazione dell’Italia ne ho parlato nel precedente editoriale. Comunque andrà, il 27 maggio nulla sarà più come prima. A meno che l’attaccamento alla poltrona dei gialloverdi non sarà più forte delle loro innegabili differenze. Prevedo un carico di superlavoro per il Presidente del Consiglio Conte un superSarto che, se vorrà durare, dovrà ricucire molti superstrappi.


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