Aggiornamento dati Covid-19 al 16 novembre 2020

Andamento nazionale, nelle Marche e nei Comuni di Loreto, Castelfidardo, Osimo, Camerano, Sirolo, Numana. Ancona continua a ignorare la comunicazione

Camerano, 16 novembre 2020 – L’aggiornamento odierno dell’andamento dei contagi da Covid-19, a cura della Protezione Civile, registra a livello nazionale 5.294 nuovi positivi rispetto a ieri. I deceduti sono 504 su un totale di 45.733 dall’inizio della pandemia. Confortano, oggi, i 21.554 guariti: oltre 442mila quelli usciti indenni da febbraio ad oggi.

Nelle Marche, al 16 novembre 2020 (dati ufficiali della Protezione Civile) la situazione è la seguente:

totale casi: 23.598;

casi attuali: 14.211;

incremento rispetto a ieri: + 282

così suddivisi nelle cinque province:

Nella provincia di Ancona, nei sette Comuni informati da Corriere del Conero, il numero dei positivi e delle quarantene continua a salire in modo esponenziale, con una crescita modesta solo a Numana. I Sindaci, invitando i cittadini a rispettare tutte le norme anti contagio e rimettendosi al loro buon senso e alle loro responsbilità, hanno convocato i rispettivi Coc (Centro operatico comunale) per organizzare aiuti e controlli sul territorio. La tabella che segue evidenzia i singoli andamenti mettendo a confronto gli ultimi aggiornamenti rispetto a quelli precedenti risalenti alla situazione in essere circa tre settimane fa.

Curioso il dato delle quarantene non comunicato dai Sindaci di Castelfidardo e Camerano che denunciano ritardi nella comunicazione dei dati da parte dell’Asur.

Il Comune di Ancona, nella persona del sindaco Valeria Mancinelli, continua a non rendere pubblici i dati sul numero dei positivi e delle quarantene presenti nel capoluogo. Il giornale ha provato a fare pressioni in tal senso ma, ad oggi, senza risultato.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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