Ancona: approvato il cronoprogramma per la riqualificazione di Piazza d’Armi

In base alle decisioni prese stamattina dalla Giunta comunale la nuova piazza sarà ultimata per dicembre 2020. Costo presunto, 5 milioni di euro

Ancona – La Giunta comunale, nella riunione di questa mattina, ha approvato il cronoprogramma per il progetto di riqualificazione di Piazza d’Armi, intervento atteso da tempo dagli operatori del locale mercato ma anche da tutti i residenti del Piano.

Il procedimento per la realizzazione dell’intervento sarà svolto secondo il seguente programma:

– conclusione della progettazione prevista entro la fine del 2018;

– conclusione delle procedure di gara per l’affidamento dell’intervento entro il 30 giugno 2019;

– inizio dei lavori previsto per il 30 luglio 2019;

– termine dell’intervento entro il 31 dicembre 2020.

Le linee guida del progetto per la nuova Piazza d’Armi prevedono:

– nuovo mercato coperto di almeno 45 box e 68 stalli per agricoltori;

– un mercato settimanale per almeno 155 stalli, oltre agli spazi di manovra per furgoni e persone;

– una struttura di vendita di 1.500 metri quadrati dotata della necessaria area di pertinenza per i parcheggi;

– strutture commerciali con superficie massima di 250 metri quadrati;

– pubblici servizi per almeno 1.000 metri quadrati.

Nel progetto dovranno essere ipotizzate anche soluzioni di viabilità idonee alla futura composizione urbanistica, oltre alla realizzazione di una piazza quale punto di aggregazione dei residenti nella zona.

Tutto questo con l’obiettivo, da parte della Amministrazione, di garantire la continuità di esercizio agli operatori commerciali del mercato comunale.

L’intervento di riqualificazione riguarderà un’area di circa 4 ettari e il costo complessivo potrebbe aggirarsi intorno ai cinque milioni di euro. Al vincitore del concorso di progettazione, che sarà scelto da un’apposita commissione, potrà essere affidato anche il progetto esecutivo.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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