Osimo – Assegnate le borse di studio “Gobbi”

Ai due vincitori, Marco Matteucci e Filippo Violini, mille euro a testa

Osimo – La cerimonia di consegna questa mattina presso la Sala Vivarini del Comune di Osimo. Le borse di studio, riservate a studenti meritevoli per l’accesso ai corsi di studio in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria, sono state assegnate a Marco Matteucci  e Filippo Violini.

Osimo – Foto di gruppo alla cerimonia d’assegnazione delle borse di studio intitolate a Liliana e Cristina Gobbi

I due studenti osimani, entrambi iscritti al primo anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia, percepiranno un assegno di 1.000 euro ciascuno. Presenti il sindaco Simone Pugnaloni, la presidente del Consiglio comunale Paola Andreoni, l’assessore alla Sanità Daniele Bernardini,  Carlo e Gabriella Gobbi.

Osimo – La consegna della borsa di studio a Filippo Violini

«La famiglia Gobbi un esempio per la nostra comunità – ha dichiarato il sindaco Pugnaloni – queste borse sono un invito ai nostri giovani per impegnarsi sempre di più nello studio».

La prof.ssa Gabriella Gobbi, medico ed affermata ricercatrice, ha sottolineato l’importanza di incentivare  la meritocrazia: «Un concetto base per fare dell’Italia un paese migliore, la medicina oggi richiede molto sacrificio, dobbiamo offrire il meglio ai nostri pazienti».

Osimo – L’altro premiato, Marco Matteucci

Le borse di studio sono state istituite tre anni fa dall’Amministrazione comunale di Osimo di concerto con la famiglia Gobbi, con l’obiettivo di onorare l’impegno sociale di Cristina, affermata odontoiatra prematuramente scomparsa, molto attiva nel volontariato a favore dei paesi del terzo mondo, e di Liliana (mamma di Cristina), docente molto stimata nel mondo dell’istruzione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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