Libri gratuiti o quasi per gli studenti numanesi in difficoltà

La Regione ha iniziato i trasferimenti ai Comuni del denaro destinato all’acquisto dei testi scolastici.

Numana. Anche i cittadini residenti a Numana possono chiedere un contributo economico per coprire la spesa per l’acquisto dei testi scolastici per l’anno scolastico 2016/2017, grazie all’avvio da parte della Regione  delle procedure di trasferimento ai comuni delle Marche delle risorse statali inerenti la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo.

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La richiesta, valida solo per i residenti nel comune di Numana che frequentano una scuola statale, dell’obbligo o secondaria superiore, può essere presentata da un genitore (o da colui che esercita la patria potestà), o dallo studente stesso se maggiorenne.

La domanda va compilata sugli appositi modelli, disponibili presso l’ufficio Servizi sociali e sul sito internet del comune di Numana.

Assieme alla domanda, inoltre, è necessario presentare la documentazione relativa alle spese sostenute per l’acquisto dei libri scolastici e l’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E. o redditometro), del nucleo familiare del richiedente, che deve essere inferiore o uguale a 10.632,94 euro e che può essere compilato presso i centri di assistenza fiscale.

Le richieste dovranno pervenire al comune di Numana entro il 25 Ottobre 2016.

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La Regione Marche, per l’anno scolastico 2016/2017, ha deciso di trasferire ai comuni oltre tre milioni di euro per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo in favore degli alunni meno abbienti delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori.

Entro il 28 ottobre il comune di Numana dovrà quindi trasmettere alla Regione, dopo la valutazione delle richieste pervenute e dichiarate ammissibili al beneficio, il numero dei beneficiari per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Entro il 30 giugno 2017, dovrà poi rendicontare l’utilizzo dei contributi spesi per libri di testo dallo stanziamento assegnato, evidenziando l’ammontare di eventuali economie registrate.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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