Aldo Iurini, l’ultimo maestro d’ascia della Riviera del Conero

Ha iniziato a soli 11 anni a Numana nel cantiere del padre Pasquale

Numana, 29 marzo 2021 – Il 31 marzo prossimo saranno 65 gli anni di attività di Aldo Iurini, ultimo maestro d’ascia ancora  “in servizio” della Riviera del Conero. Aldo aveva solo 11 anni quando, lasciati gli studi, iniziava a lavorare nel cantiere del padre Pasquale come allievo maestro d’ascia, svolgendo anche piccole mansioni come passare la scopa la sera per tener pulito, prendersi cura degli attrezzi in quel cantiere navale fondato nel lontano 1925.

Numana – Aldo Iurini

In 65 anni di attività il cantiere Iurini, situato in quell’angolo dietro il Molo nella zona del porto di Numana, ha visto Aldo e suo fratello Fausto realizzare migliaia di imbarcazioni: dalle storiche nechesse che, lunghe fino a 7 metri, con la sola forza dei remi si spingevano fino al Cornicchio del Trave di Ancona; per poi realizzare i primi pescherecci dotati di motori diesel fino a imbarcazioni da diporto lunghe fino a 12 metri.

Nel 1978 viene realizzato un nuovo cantiere e sviluppata la costruzione in serie e non più su misura come nel passato, con diversi modelli presentanti alla Fiera della Pesca di Ancona, al Salone della Nautica di Rimini e anche al Salone Nautico di Genova, imbarcazioni che oggi si trovano ancora a navigare in tutti i mari italiani.

Oggi, l’attività del maestro d’ascia è improntata principalmente al mantenimento delle imbarcazioni essendo il settore della nautica in crisi. Le nuove costruzioni, tutte artigianali, costituiscono un lavoro di nicchia per pochi. Il cantiere in quasi 100 anni di storia non è stato solo costruzioni; attorno ad esso si sono costruite solide amicizie e rapporti non solo con gli armatori ma anche con tutta la collettività che del mare vive e trae sostentamento da sempre.

Nel tempo è diventato il salotto buono di Numana bassa, punto di incontro di appassionati del mare, di pescatori e dei primi turisti incantati dalle meravigliose bellezze naturali che sono rimaste pressoché intatte ancora oggi

L’attività nel settore nautico non è l’unico interesse del signor Aldo, da sempre coltiva grande passione per il ballo, la pesca, la cucina ma, soprattutto, per la scrittura, realizzando poesie in dialetto. Nel 2018 ha dato alle stampe il libro L’angolo dietro il molo corredato da splendide ed inedite immagini d’epoca dove vengono ripercorsi come in un romanzo la storia, gli eventi e i personaggi di Numana, del cantiere Iurini, l’arte del maestro d’ascia e le storie e le tradizioni della marineria numanese.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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