Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone

Il cucciolo ha un mese e vive tra le braccia della mamma. Il nome scelto attraverso Facebook

Ancona – La cicogna vola al Parco Zoo Falconara dov’è nato un gibbone dalle mani bianche (Hylobates lar). Il cucciolo è venuto alla luce il mese scorso e non si conosce ancora il suo sesso. La madre, nei primi mesi di vita, lo tiene stretto a sé, al riparo da occhi indiscreti e attaccato al petto per offrirgli calore e nutrizione.

Mamma Nonouse accudisce il piccolo 24 ore al giorno grazie anche all’affetto di papà Cheeky e della sorellina Aquila. Il suo manto, che comincia ad intravedersi solo ora è scuro, il suo muso è schiacciato e il volto circondato da un anello di peli bianchi.

Il piccolo di gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma
Il piccolo gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma Nonouse

Il gibbone è la più piccola scimmia antropomorfa, è quindi privo di coda e riesce a camminare in posizione quasi eretta. Questi animali sono molto agili, e riescono a muoversi compiendo spettacolari acrobazie tra i rami degli alberi. Si nutrono prevalentemente di frutta e verdura, senza disdegnare i piccoli insetti.

Questa specie è a rischio di estinzione nel suo habitat naturale: le foreste asiatiche. Per questo il Parco Zoo Falconara partecipa ai programmi europei di riproduzione delle specie minacciate di estinzione (EEP), occupando un ruolo fondamentale nel garantire la conservazione della natura.

Il baby gibbone non ha ancora un nome e, per festeggiare il lieto evento insieme ai suoi visitatori, lo staff del Parco Zoo ha deciso di affidare la scelta a un sondaggio sulla sua pagina Facebook.

 

redazionale


Un commento alla notizia “Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone”:

  1. Nozoo says:

    Tenere in gabbia gli animali é orribile, il rischio di estinzione é una modo per nascondersi dietro un dito.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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