Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone

Il cucciolo ha un mese e vive tra le braccia della mamma. Il nome scelto attraverso Facebook

Ancona – La cicogna vola al Parco Zoo Falconara dov’è nato un gibbone dalle mani bianche (Hylobates lar). Il cucciolo è venuto alla luce il mese scorso e non si conosce ancora il suo sesso. La madre, nei primi mesi di vita, lo tiene stretto a sé, al riparo da occhi indiscreti e attaccato al petto per offrirgli calore e nutrizione.

Mamma Nonouse accudisce il piccolo 24 ore al giorno grazie anche all’affetto di papà Cheeky e della sorellina Aquila. Il suo manto, che comincia ad intravedersi solo ora è scuro, il suo muso è schiacciato e il volto circondato da un anello di peli bianchi.

Il piccolo di gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma
Il piccolo gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma Nonouse

Il gibbone è la più piccola scimmia antropomorfa, è quindi privo di coda e riesce a camminare in posizione quasi eretta. Questi animali sono molto agili, e riescono a muoversi compiendo spettacolari acrobazie tra i rami degli alberi. Si nutrono prevalentemente di frutta e verdura, senza disdegnare i piccoli insetti.

Questa specie è a rischio di estinzione nel suo habitat naturale: le foreste asiatiche. Per questo il Parco Zoo Falconara partecipa ai programmi europei di riproduzione delle specie minacciate di estinzione (EEP), occupando un ruolo fondamentale nel garantire la conservazione della natura.

Il baby gibbone non ha ancora un nome e, per festeggiare il lieto evento insieme ai suoi visitatori, lo staff del Parco Zoo ha deciso di affidare la scelta a un sondaggio sulla sua pagina Facebook.

 

redazionale


Un commento alla notizia “Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone”:

  1. Nozoo says:

    Tenere in gabbia gli animali é orribile, il rischio di estinzione é una modo per nascondersi dietro un dito.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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