Milano – Lavoro: ci salveranno i videogiochi

Cresce l’industria della creatività, lo dice uno studio presentato in settimana

Milano – I videogiochi portano occupazione e la musica, quella on line, più fatturato. Il primo settore registra un +7,8% in occupazione; mentre il secondo mette in tabella un tondo + 10%. In estrema sintesi, è la fotografia dell’industria della cultura e della creatività. Se ne è discusso in settimana  alla presentazione della seconda edizione di “Italia creativa”.

Cresce l'industria della creatività
Cresce l’industria della creatività, sia in occupazione sia in fatturato

Nel complesso, il valore economico del comparto è di 47,9 miliardi di euro, ossia il 2,96% del Pil. La crescita rispetto all’anno precedente è del 2,4%. In termini di occupazione l’industria creativa è il terzo settore in Italia, dopo l’edile e quello della ristorazione. Negli ultimi anni, ha superato anche energia, automotive e alimentare.

Oltre ai videogiochi e alla musica, il comparto spazia dalla pubblicità all’audiovisivo; dai musei all’editoria. Quest’ultimo spicchio è l’unico che cala, con un meno 8% alla voce quotidiani e periodici.

Un settore trainante quello dei videogiochi
Un settore trainante quello dei videogiochi

Secondo le stime di Ernest & Young, che ha condotto lo studio, il comparto ha un potenziale molto superiore. Quei quasi 48 miliardi di euro potrebbero diventare 72, se riuscirà a vincere le grandi sfide e le minacce. Prima fra tutte quella della pirateria.

Si stima che la pirateria generi mancati introiti pari a un valore compreso tra i 4,6 e gli 8,1 miliardi di euro. All’interno di questo ampio range, il valore più elevato appare il più probabile, essendo più vicino allo scenario tecnologico attuale, in cui lo streaming e il download diretto sono prevalenti, rispetto alle modalità di scambio peer-to-peer.

pirateria

Una seconda minaccia è quella generata dal value gap. Sarebbe la remunerazione iniqua derivante dal mancato riconoscimento di una parte consistente del valore generato da alcuni intermediari tecnici, attraverso le loro piattaforme, alla filiera creativa, ideatrice e generatrice dei contenuti messi a disposizione.

Per contrastare i fenomeni, viene suggerito di puntare a un miglior dialogo con le istituzioni; a favorire di più l’internalizzazione del settore e a migliorare la formazione degli operatori.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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