Maurizio Battino tra le menti scientifiche più brillanti del pianeta

Il docente della Politecnica, unico caso nelle Marche, inserito per la terza volta nella lista Highly Cited Researcher, che identifica i migliori cervelli internazionali

Ancona – Per il terzo anno consecutivo Maurizio Battino, docente di biochimica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche, è stato accreditato come una delle menti scientifiche più brillanti del pianeta. A premiare anche per il 2017 il lavoro del professore la prestigiosa agenzia di revisione scientifica Clarivate Analytics che, attraverso la lista “Highly Cited Researcher”, identifica i migliori cervelli internazionali, autori delle ricerche nel top 1% del ranking mondiale.

Il prof. Maurizio Battino

«Un bellissimo hat-trick – ironizza Battino – una tripletta della quale sono davvero molto orgoglioso e che rappresenta una conferma del grande lavoro svolto con il mio gruppo di ricerca». Un risultato che porta con sé anche un pizzico di amarezza, dovuta al fatto che Battino continua ad essere  l’unico esponente delle Università marchigiane a raggiungere questo traguardo: «In Italia abbiamo un numero troppo esiguo di nomi in lista – spiega il ricercatore – circa cinquanta, dei quali solo la metà è stata nominata per tre anni di fila. L’Olanda ad esempio vanta lo stesso numero ma  conta un decimo degli abitanti del nostro Paese».

I motivi della scarsa performance italiana secondo Battino sono tutti da attribuire al fatto che qui non si investono abbastanza risorse nella ricerca e nella valorizzazione dei talenti: «Da parte mia ho creato un polo di ricercatori di eccellenza sul quale ho ottime aspettative – continua l’accademico – i miei preziosi collaboratori sono i veri artefici di questo successo e qualcuno di loro potrebbe presto seguire le mie orme».

Il team di ricercatori del prof. Battino

Il nome del docente veronese, ma ormai marchigiano di adozione, è inserito nella lista “Highly Cited Researcher” (formata da più di 3.000 scienziati e ricercatori appartenenti a 21 aree della conoscenza), per il contributo nel campo della nutrizione e delle proprietà delle sostanze bioattive di origine vegetale con ricadute, in particolare, nello studio dell’invecchiamento, delle malattie parodontali, della fibromalgia, delle malattie cardiovascolari, dell’obesità e del cancro.

Il professor Battino è anche direttore internazionale dell’Area Salute e Nutrizione del network Funiber e coordinatore di master in ambito nutrizionale all’avanguardia per la metodologia didattica e tecnologica, conosciuti a livello internazionale per l’assoluta eccellenza.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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