Masterchef 7, trionfa il marchigiano Simone Scipioni

Lo chef di Montecosaro è il settimo vincitore del format. Si aggiudica 100mila euro e la pubblicazione di un libro di ricette sue

Milano – È marchigiano, di Montecosaro (MC), il vincitore della settima edizione italiana di Masterchef. Simone Scipioni, autodidatta, alla fine ce l’ha fatta. Era fra i venti cuochi scelti dai giudici per giocarsi il titolo e con il suo modo di fare e la sua abilità è arrivato fino all’ultima puntata. A contrastarlo, nell’ultima sfida, una bravissima Kateryna Gryniukh.

Il montecosarese Simone Scipioni durante una delle sue brillanti prove a MasterChef 7

Simone ha 22 anni, è nato nel 1996 a Civitanova Marche ma vive a Montecosaro ed è studente di Scienze dell’alimentazione e gastronomia.  La passione per la cucina l’ha ereditata sin da piccolo dalla nonna che guardava mentre lavorava la pasta col mattarello. Non a caso la sua specialità sono i vincisgrassi, piatto tipico marchigiano simile alle lasagne bolognesi.

Puntata dopo puntata Simone ha rivelato le sue capacità e la sua forte personalità, pur dimostrando di essere riservato, e di essere molto attaccato al suo territorio. Il suo sogno, che ora potrà realizzare grazie al premio di 100mila euro che si è aggiudicato, è di aprire un ristorante. Tassativamente a Montecosaro.

Non male per uno che – consapevole delle sue capacità, bravissimo nell’inventare e sperimentare, umile nell’indole – definisce la sua cucina: «Casareccia e grezza».

 

redazionale

 

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo