La Goulue – Il ballo dello scandalo tra grafica e danza

Video conferenza sulla vicenda umana e artistica di Louise Weber la ballerina del Moulin Rouge più amata da Henri de Toulouse-Lautrec

Tolentino – L’Amministrazione Comunale, in collaborazione con l’Università della Terza Età, la Biblioteca Filelfica, l’Accademia Filelfica, l’I.I.S. “F. Filelfo” e il Liceo Coreutico “F.Filelfo”, organizza a Tolentino, nella Sala Mari di Palazzo Sangallo, giovedì 8 marzo alle ore 17.00, “La Goulue”, una video conferenza sulla vicenda umana ed artistica di una famosa ballerina.

Louise Weber, in arte “La Goulue”, inserita permanente nei cartelloni degli spettacoli del Moulin Rouge, è stata sinonimo di Can Can e di intrattenimento. Louise divenne l’artista del ballo più pagata della Belle Epoque, e anche uno dei soggetti preferiti di Henri de Toulouse-Lautrec. Immortalata dai suoi ritratti e manifesti mentre danza e si esibisce.  Alcuni materiali grafici del grande artista parigino saranno per l’occasione in mostra al Museo dell’Umorismo.

La Goulue in una riproduzione di un quadro di Henri de Toulouse-Lautrec (particolare)

L’incontro è una produzione ideata da Evio Hermas Ercoli: uno degli appuntamenti del programma 2018 di “BIUMOR”.

“BIUMOR”: è un acronimo che racchiude la Biennale e il tema dell’umorismo; sintesi di quello che è stato e che sarà d’ora in poi l’orizzonte di uno degli eventi che ha saputo portare la città di Tolentino alla ribalta internazionale.

È un progetto culturale, frutto della sinergia tra Biennale e Popsophia, dedicato ai prodotti culturali di massa in grado di declinare e approfondire le passioni e le contraddizioni del presente. Ha uno svolgimento lungo tutto l’anno: conferenze, mostre, concerti e il festival di fine agosto al Castello della Rancia.

È un progetto formativo e l’incontro dell’8 marzo ha valore di corso di formazione (quattro ore) e rientra nell’attività riconosciuta dall’Ufficio Scolastico Regionale come valida ai fini dell’aggiornamento dei docenti (DDG 1150 27 settembre 2017).

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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