La digitalizzazione dell’Estate Medievale di Offagna

Tra raccolte fondi e gruppo comunicazione. Cristian Tava: “ecco come Offagna si rinnova”

Offagna (AN), 20 giugno 2021 – Il rinnovato Consiglio direttivo del Comitato Feste per Offagna, organizzatore degli eventi estivi medievali assieme al Polo Museale e al Comune, ha prodotto la creazione di nuovi progetti ambiziosi. Da una parte, una raccolta fondi nazionale per non essere più ancorati solo agli sponsor privati locali o unicamente a fondi pubblici; dall’altra, un gruppo di giovani che lavorino in maniera continuativa sul lancio del brand Offagna, spingendolo nel mondo dei social e avviando attività di promozione per avvicinare nuovi appassionati e curiosi da trasformare in visitatori.

Con questo intento il presidente del Comitato Feste per Offagna, Cristian Tava, dal suo insediamento ha spinto molto sulla creazione di un gruppo di giovani del posto da coinvolgere nell’organizzazione degli eventi, lavorando sull’aspetto comunicativo e sfruttando l’esperienza di coworking avviata con il progetto di Villaggio Saggio, lanciato solo 6 mesi fa per valorizzare i borghi.

Offagna – Cristian Tava

«Dopo aver incontrato i responsabili delle varie associazioni – spiega il presidente – abbiamo deciso di creare un progetto formativo che potesse dare ai ragazzi provenienti dalle varie realtà locali una base completa e professionale delle conoscenze legate al mondo dei social e della comunicazione in genere, per poi mettersi al servizio del Borgo. Abbiamo svolto dieci incontri online per trattare argomenti specifici e svolgere esercitazioni sulla composizione, ad esempio, dei testi per blog e post».

Nel team di lavoro ci sono associazioni fotografiche, esperti di droni, giornalisti e una società milanese che si occupa di comunicazione web già partner di Villaggio Saggio. Da luglio il gruppo di comunicazione aprirà poi le porte a ragazzi provenienti da tutta Italia, puntando sull’aspetto dell’inclusione e collaborando con realtà impegnate nei diritti civili. Ragazzi che verranno affiancati dal gruppo comunicazione e che potranno partecipare a corsi di formazione sponsorizzati, mettendosi alla prova negli eventi di Estate medievale.

«Questo è un punto di partenza, perché per il futuro – spiega Tava – lobiettivo è trasformare il gruppo comunicazione in una start-up con competenza specifica nella promozione dei borghi e degli eventi, usufruendo della rete di Wise coworking».

Per realizzare tutto ciò, serve tanto lavoro e risorse economiche. Da qui l’altra idea di lanciare una raccolta fondi online: un crowdfunding per finanziare l’attività del gruppo comunicazione, con l’obiettivo di raggiungere almeno 8.000 euro per dare un rimborso ai ragazzi, acquistare attrezzature e sostenere i professionisti che collaborano.

Una raccolta fondi fatta direttamente dal basso, dalle persone che amano Offagna – spiega ancora Tava – e vogliono vederla rappresentata al meglio; da persone che vogliono sostenere l’imprenditoria dei giovani, letà media dei nostri è di 20 anni; da persone che credono nei borghi e nel fatto che non sia necessario trasferirsi in città per poter fare un lavoro di qualità».

Per partecipare al crowdfunding basta collegarsi al sito: http://estate medievale.it/ dove è presente un rimando alla pagina di raccolta fondi. Chiunque potrà così sostenere il progetto del Gruppo di Comunicazione a partire da una piccola donazione fino a una sponsorizzazione.

La particolarità del crowdfunding sta nel fatto che se entro il termine non si raggiunge la cifra prefissata si perde tutto e quindi è una vera sfida contro il tempo ma che premia sia chi dona (che può ricevere premi se lo desidera, sia soprattutto chi riceve la donazione perché ha un ritorno di popolarità e di visibilità.

Il Comitato ha creato anche una tessera d’abbonamento annuale con la quale sarà possibile accedere a contenuti online esclusivi per chi non può essere presente a Offagna durante gli eventi e, al contempo, vuole sostenere il lavoro dei ragazzi. Con l’abbonamento sarà possibile seguire le dirette su vari canali social di Estate medievale, vedere interviste esclusive dei protagonisti, parlare direttamente tramite chat dedicata su prenotazione o essere taggati nei vari eventi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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