Inventa un nuovo gioco, 15mila euro da la Feltrinelli per realizzarlo

Il nuovo bando è aperto fino al 30 aprile e premierà il progetto più originale

Perugia, 8 aprile 2021 – Dopo il grande successo del primo bando, dove è stato selezionato Aster (che entro aprile sarà disponibile nelle librerie laFeltrinelli e online sulla prima libreria italiana costituita da lafeltrinelli.it e iBS.it), c’è un’altra opportunità dedicata agli appassionati dei giochi in scatola: fino alle ore 12.00 del 30 aprile è possibile partecipare alla nuova call for ideas lanciata da Librerie laFeltrinelli su Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation, per premiare attraverso l’opportunità di cofinanziamento un progetto originale che riguarderà proprio i giochi in scatola.

Il progetto più meritevole, se raggiungerà tramite la raccolta fondi dedicata sulla piattaforma il 50% del budget stabilito, potrà vivere la stessa avventura dei protagonisti di Aster, ottenendo il cofinanziamento da laFeltrinelli per il restante 50% (fino a un massimo di 15.000 euro), e vedere così il proprio gioco distribuito in esclusiva un anno in una selezione di librerie della catena italiana e sui siti www.lafeltrinelli.it e www.ibs.it.

Per partecipare basta proporre la propria idea – che può derivare da un singolo individuo, da un’azienda, una Onlus o un team di lavoro – tramite l’apposito form sul network e descrivere nel dettaglio come funziona: la giuria sceglierà il gioco più interessante valutando la qualità, l’originalità e la fattibilità di sviluppo, ed entro giugno 2021 partirà la fase di raccolta fondi su Produzioni dal Basso.

Per maggiori informazioni:

https://www.produzionidalbasso.com/network/di/lafeltrinelli#la-feltrinelli-initiative 

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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