Gli acquerelli di Colucci in dono al Comune di Macerata

Le Associazioni Combattentistiche e d'Arma in Municipio ringraziano per la realizzazione del monumento al Milite Ignoto

Macerata – Una rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma con gli acquerelli del pittore Giovanni Colucci

Macerata, 24 novembre 2021 – Una rappresentanza delle quindici Associazioni Combattentistiche e d’Arma riunite nell’ALFA SCedA (Assemblea delle Libere Forme Associative del Comune di Macerata, Settore Combattentistico e d’Arma), martedì 23 novembre si è recata in Municipio per incontrare il sindaco Sandro Parcaroli e l’assessore Paolo Renna ed esprimere loro un sentito ringraziamento per la sensibilità, l’apporto concreto e la preziosa collaborazione dimostrata in diverse occasioni, in particolare per la realizzazione del monumento al Milite Ignoto.

Macerata – Il sindaco Sandro Parcaroli

«A nome di tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Macerata – fa sapere in una nota il coordinatore Mario Massini – abbiamo inteso semplicemente testimoniare la nostra più sincera gratitudine al Comune di Macerata, nelle persone del Sindaco, dell’assessore Renna, del presidente del Consiglio comunale Luciani e del loro staff. Lo abbiamo fatto portando in dono le bellissime opere pittoriche realizzate da Giovanni Colucci recanti la dedica: “con incondizionata amicizia e sentita riconoscenza per il sostegno e la disponibilità mostrata in occasione della realizzazione della stele commemorativa del centenario del Milite Ignoto”».

Macerata – da sx, il bozzetto ad acquerello di Giovanni Colucci e la stele al Milite Ignoto

I quadri di Colucci sono realizzati con la tecnica dell’acquerello e raffigurano a colori il bozzetto che ha ispirato la targa posta sulla stele marmorea dedicata al Milite Ignoto in occasione del centenario della traslazione a Roma, oggi emblematicamente collocata nel cortile della ex caserma Corridoni di fronte al Sacrario Militare della Provincia di Macerata.

L’inaugurazione della stele si è tenuta il 4 novembre u.s. in occasione della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, durante una toccante quanto partecipata cerimonia pubblica tenutasi alla presenza delle massime autorità cittadine.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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