Cuochi d’Italia: l’Umbria conquista il primo 10 della seconda stagione

Terminata la prima fase eliminatoria. Da lunedì riprendono gli scontri fra chi ha passato il turno

Una puntata molto speciale quella di ieri sera in onda su TV8 alle 19 e 40.
Si sono sfidate due regioni diverse fra loro per storia, territorio e contaminazioni esterne.
Il Friuli Venezia Giulia profuma di Austria, di Slovenia, di grano saraceno.
L ‘Umbria è ‘l’ombelico del mondo’ è il cuore delle tradizioni italiane legate alla terra.

Rosita per l’Umbria e Federico per il Friuli

A rappresentare tutto ciò c’è il viso rassicurante e disarmante di Rosita. Morbida e voluttuosa nella sua fisicità. Rosita cucina da quando aveva 14 anni. Ha imparato dalla suocera poi a 18 anni si è sposata con Aldo, ha avuto 3 figli ed è rimasta a Gubbio all’Osteria del Bottaccione e da lì non si è più mossa. “E’ la prima volta che vengo a Milano. Stasera voglio vedere il Duomo. Chissà se è aperto?” “Te lo faccio aprire io. Ti ci accompagno io” le dice un tenerissimo Alessandro Borghese.

Un personaggio così ben definito ha di fronte un avversario altrettanto tosto. Si chiama Federico Mariutti e gestisce, insieme alla moglie, la Piccola Osteria Turlonia a Fiume Veneto. Si definisce cuoco contadino e ha imparato benissimo tutte le ricette della tradizione locale. Usa solo prodotti autoctoni. E’ giovane, bello, sicuro di sé.

Federico Mariutti

La prima manche se la giocano con un piatto friulano che si chiama rambasicci. Rosita lo ha scelto perché c’è la carne e c’è la verza. Due ingredienti che, anche se non ha mai fatto questa ricetta, è certa di saper gestire bene.
I due giudici sono molto colpiti da questo incontro/scontro fra due generazioni così lontane.
Federico è nato ai tempi del telefonino, Rosita è invece memoria storica pura” dice Esposito.
Tomei è incantato dalla manualità della cuoca umbra.
Dicci cosa sono i rambasicci” domanda Borghese al friulano.
Sono degli involtini di carne macinata, metà maiale e metà bovino conditi con la paprika e avvolti nelle foglie della verza. Cucinati in padella piano, piano, con vino bianco e cipolla. Ma Rosita non ha l’ingrediente segreto che invece ho portato io”.

I rambasicci di Rosita sono più verdi di quelli di Federico. “Hai usato le foglie esterne all’insegna del non si butta niente. Brava. Hai fatto una cottura di rara eleganza. Il ripieno è un po’ secco però” è il giudizio di Esposito per lei. Anche per Tomei è stata brava e ha saputo gestire il formaggio. Ma i rambasicci di Federico sono entusiasmanti. Vince lui, e si passa alla seconda manche.

Rosita, la cuoca umbra, concentrata sulle padelle

La puntata ‘molto speciale’ continua con il friccò con la crescia. Un piatto elaborato commentano i due giudici perché l’abilità sta nel cucinare pezzi di carne diversa tutti insieme. Di solito si fa con pollo, coniglio, vitello, agnello, anatra o oca e deve rimanere in fondo il sughetto che giustifica la presenza della crescia per fare scarpetta.

I due giudici, aiutati da Borghese, notano subito i due diversi modi di cucinare le carni. Federico le caramellizza nella padella già bollente come avrebbero fatto tutti i professionisti della sua generazione. Rosita le fa ‘andare’ tutte insieme nella padella ancora fredda.

Il friccò di Rosita, il piatto umbro che ha conquistato il primo dieci di questa seconda stagione di Cuochi d’Italia

Federico non è molto soddisfatto di come sta venendo il suo piatto e aggiusta il tiro rosolando dei capperi per aggiungere più sapore. La cuoca umbra lo aiuta a fare la crescia lasciando il suo friccò nella padella. L’esperienza le ha insegnato i tempi giusti di cottura. “Ci andrebbe anche un’alicetta. Che si mette di solito alla domenica. Ma oggi per me è domenica e mettiamo ‘sta alicetta!” Rosita è disarmante e il suo dolce e cadenzato dialetto scatena il pubblico.

Al verdetto finale sulla fronte della cuoca appare un civettuolo perlage che Borghese asciuga con un gesto delicato. “Oggi sono cadute tutte le certezze della mia vita. Delle mie nonne e delle mie zie. Ora nel mio schedario ci saranno anche le certezze di Rosita. Per questo piatto ti do 10” sentenza Tomei.

Al verdetto finale vince l’Umbria per 33 a 30

Il primo 10 della seconda stagione di Cuochi d’Italia. Rosita e Federico si abbracciano.
Vince lei e la vedremo nei prossimi incontri. Lunedì si ricomincia. Non sappiamo quali saranno le regioni ma solo che ogni concorrente dovrà portare un unico ingrediente.

Gli altri li sceglieranno i giudici.


2 commenti alla notizia “Cuochi d’Italia: l’Umbria conquista il primo 10 della seconda stagione”:

  1. casini says:

    dai Rosita che sei la meglio di tutti

  2. casini says:

    anche un grande abbraccio al mio amico di sempre (il scellerato) lui si ricoscera di sicuro

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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