Concorso multimediale Conerobus, in palio un Capodanno a Monaco

Il termine per la consegna dei lavori è fissato per venerdì 25 novembre entro le ore 13

Ancona. C’è ancora tempo per partecipare al concorso di idee indetto da Conerobus e rivolto agli abbonati. È stato infatti prorogato fino a venerdì 25 novembre alle ore 13 il termine per la consegna dei lavori.

autobus

“No ticket no right” il titolo del contest multimediale lanciato dall’azienda di trasporto pubblico locale, con in palio per il vincitore un viaggio a Monaco per tre persone in occasione del Capodanno, con pernottamento in hotel a 4 stelle, cena, accompagnatore e trasferimenti. Partecipare è semplice: basta inviare all’indirizzo mail comunica@alceomoretti.it una proposta creativa e originale, anche basata sulla propria esperienza diretta nel bus, per veicolare un messaggio ben preciso: il rispetto delle regole, degli altri passeggeri e del personale di bordo, il contrasto a qualsiasi forma di abuso e prevaricazione, il rispetto della legalità e delle buone norme di comportamento civile.

«Il concorso ha una duplice finalità – ha sottolineato Muzio Papaveri, presidente di Conerobus – da una parte sensibilizzare gli utenti al rispetto delle regole, in primis quella di munirsi di regolare biglietto, che è il passaggio necessario per diffondere una cultura della legalità. Dall’altra coinvolgere soprattutto i giovani che possono dare il loro contributo creativo alla nostra comunicazione attraverso idee efficaci e originali».

Muzio Papaveri,
Muzio Papaveri, presidente di Conerobus

Ogni forma espressiva è ben accetta, anche all’insegna della multimedialità e dell’interazione social: dalle immagini alla grafica, dall’audio-video alle animazioni, dalle performance artistiche ai contenuti online. Basta dare spazio alla creatività e diffondere il messaggio a un pubblico il più ampio possibile. I primi tre lavori che otterranno su Facebook il maggior numero di “Mi piace” (si potrà votare fino al 10 dicembre) verranno sottoposti alla valutazione della giuria che assegnerà il premio. Il vincitore verrà comunicato il 14 dicembre.

 

Redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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