Arriva da Jesi la risposta alla mobilità urbana elettrica

ElettraCity è un quadriciclo guidabile a 14 anni, valida alternativa al mezzo pubblico

Jesi, 15 novembre 2020 – ElettraCity, il quadriciclo 100% elettrico e made in Italy firmato dall’azienda marchigiana Limcar, piace agli investitori. La raccolta di capitali avviata sulla piattaforma on line www.opstart.it per industrializzare il veicolo ha già superato il 50% dell’obiettivo minimo, pari a 40mila euro.

Jesi – ElettraCity

ElettraCity è ideato e realizzato da Limcar, pmi innovativa con sede a Jesi costituita per realizzare questo progetto dalle caratteristiche uniche. Un veicolo che nasce come soluzione semplice ed ecologica per la mobilità urbana: è piccolo, maneggevole ed economicamente accessibile; consente di circolare agevolmente nei centri storici e nelle ztl, non teme blocchi del traffico per inquinamento ed è una valida alternativa al mezzo pubblico viste le limitazioni legate alle misure anti-Covid.

«La disponibilità dei veicoli elettrici attuali  – dice l’ingegner Lodovico Basilici Menini, giovane socio fondatore di Limcar e responsabile engineering del veicolo – si basa principalmente su autovetture dalle dimensioni non adatte ai centri cittadini e con grandi batterie che non consentono di abbatterne i costi di acquisto. Con ElettraCity abbiamo realizzato un veicolo di dimensioni ridotte, con batterie estraibili e sistemi di ricarica capaci di ridurre i costi d’acquisto. Una filosofia di mobilità elettrica diversa, che comincia dai piccoli spostamenti ed è accessibile a tutti».

Jesi – Lodovico Basilici Menini

Aspetto distintivo di ElettraCity è la ricarica solare, che integra l’energia fornita dalla rete elettrica: «Quando ricarichiamo alla colonnina – aggiunge Basilici Menini –  utilizziamo energia che proviene ancora in larga parte da fonti fossili. ElettraCity riduce anche questo impatto, grazie al pannello fotovoltaico integrato al mezzo che fornisce un’autonomia supplementare gratuita fino al 30% della carica totale».

ElettraCity raggiunge la velocità di 45 km/h (limite definito per legge), ha un’autonomia che va dai 60 ai 200 chilometri (viste le possibilità di personalizzazione) ed è alimentata da batterie al litio di proprietà e non a noleggio. Ospita due passeggeri e può essere guidata dall’età di 14 anni. Limcar cura internamente progettazione, industrializzazione e commercializzazione, mentre le fasi di assemblaggio coinvolgono diverse realtà del territorio; l’azienda ha già realizzato un prototipo funzionante del veicolo, attualmente in fase di omologazione stradale come quadriciclo leggero L6e.

Jesi – ElettraCity versione Turistico Ricettiva 

ElettraCity verrà proposta sul mercato con un prezzo che parte dai 4.800 euro + iva (inclusi gli incentivi statali). Si rivolgerà soprattutto ai privati, ma anche a pubbliche amministrazioni, società di car sharing e strutture turistico-ricettive, per le quali è stato progettato un modello ad hoc. Il business plan prevede l’ingresso nel mercato italiano con distributori attrezzati per la manutenzione e l’assistenza, per poi allargare la rete commerciale ed entrare nel mercato europeo.

La campagna per ElettraCity è iniziata il 15 ottobre e si concluderà il 15 dicembre. L’investimento minimo è di 250 euro (con detrazione  fiscale pari al 50% dell’importo investito). Tutti i dettagli su www.opstart.it

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo