Ancona, premiati i dipendenti di Conerobus con 35 anni di servizio

Presenti alla cerimonia il sindaco Valeria Mancinelli, l’assessore Ida Simonella e il presidente Muzio Papaveri

Ancona, 4 febbraio 2022 – Quattro dipendenti di Conerobus con 35 anni di servizio hanno ricevuto questa mattina, dalle mani del sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, dell’assessore ai Trasporti, Ida Simonella, e del presidente della società, Muzio Papaveri, una spilla in oro con il logo dell’azienda e una pergamena.

Una cerimonia semplice, ma densa di significato, che si è tenuta nella sala Giunta del Comune di Ancona, in segno di riconoscimento e profonda gratitudine per l’impegno profuso quotidianamente nell’offrire alla comunità un servizio professionale e di qualità.

Premiati per il prezioso lavoro svolto, Sauro Marchetti, Emanuele Federiconi, Gianfranco Petraccini e Paolo Strazzi (per quest’ultimo ha ritirato il riconoscimento la moglie Katia Lasconi)

«Quello che svolgete da tanti anni – ha dichiarato il sindaco Valeria Mancinelli – è un lavoro sicuramente impegnativo che ha permesso a voi e alle vostre famiglie di vivere ed è contemporaneamente un servizio reso alla città.  Dopo 35 anni, non possiamo che dirvi grazie e consegnarvi un segno del nostro apprezzamento».

Un grazie che è arrivato anche dal presidente di Conerobus, Muzio Papaveri: «Per il terzo anno consecutivo abbiamo deciso di dedicare un riconoscimento ufficiale a coloro che hanno dimostrato grande impegno in un’intera vita professionale. Il fattore umano riveste per noi un ruolo centrale nel percorso dell’azienda e per questo abbiamo voluto valorizzare il fondamentale contributo apportato».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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