Loreto – Corso Arcat sui problemi alcol correlati

Rivolto ad operatori sanitari, sociali e volontari, nel campo delle dipendenze e della prevenzione. Il metodo Hudolin

Loreto – Cos’è l’approccio ecologico-sociale (metodo Hudolin), per il trattamento dei problemi alcolcorrelati? E come funzionano i Cat (Club alcologici territoriali), su cui si basa  questo metodo?

All’approfondimento di questi temi e più in generale delle problematiche connesse all’abuso di alcol, è dedicato un corso di formazione promosso dall’Arcat Marche (Associazione regionale dei Cat) con il patrocinio della Regione e dell’Asur Av2, che si terrà dal 20 al 24 novembre a Loreto, nella sala convegni della Delegazione pontificia della Santa Casa, in piazza della Madonna.

La partecipazione al corso è gratuita e aperta a tutti gli interessati, con particolare riferimento a operatori sanitari, sociali e volontari nel campo delle dipendenze e la prevenzione (è stato richiesto l’accreditamento Ecm per medici, psicologi, infermieri e assistenti sociali), con l’obiettivo di informare sui problemi alcolcorrelati e complessi,  promuovere  l’adozione dell’approccio ecologico-sociale e favorire l’apertura di nuovi Cat sul territorio, attraverso la formazione di nuovi conduttori dei gruppi.

Il corso, che prevede anche lavori in piccoli gruppi, tratterà in particolare il funzionamento del Cat (Club alcologico territoriale), l’approccio familiare, l’etica, senza nasconderne anche le difficoltà, per concludersi, il venerdì pomeriggio, con la tavola rotonda “La rete sociale per la protezione e promozione della salute”, con la partecipazione dei rappresentanti di enti e servizi locali.

Il programma completo e le modalità di iscrizione sono su www.aicat.net (link formazione) e le adesioni scadono il 15 novembre.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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CAOS DEL GIORNALISMO – CASTE DELL’INFORMAZIONE

12 novembre 2018 – Editori di giornali, giornalismo e giornalisti nell’occhio del ciclone in Italia. Una categoria, quella dell’informazione nostrana, che un po’ rispecchia l’andazzo della Nazione e dove da tempo occorrerebbe mettere mano. Con il Governo attuale pronto a farlo come i 5stelle e Di Maio hanno preannunciato.

Caos è il primo termine che mi esce dalla penna, con tutto il rispetto verso i vari attori della commedia. Dove, a proposito di teatro, i vari registi mettono in scena la stessa rappresentazione ma interpretandola ognuno a modo proprio. Una scenografia da teatro dell’assurdo disegnata su più livelli dove, a farla da padrone, ci sono in primis gli editori e in secundis i profitti. Con quel diavolo di Godot (l’informazione seria e professionale), che tutti aspettano ma che non arriva mai.

Traduciamo. Gli editori, che hanno la cassa in mano, pagano otto euro a pezzo (spese comprese) alla stragrande maggioranza dei giornalisti. Facciamo due conti. Per arrivare a guadagnare uno stipendio di 1.200 euro, il poveretto dovrà scrivere 150 pezzi in un mese. Sono cinque articoli al giorno per 30 giorni. E questo significa che o fai tanti copia-incolla o non ce la fai.

Contributi statali alla carta stampata? Ammontano ad oltre 52milioni di euro l’anno (dati 2017). Avvenire, 5,9 mln; Italia Oggi 4,8; Libero 3,7; Il Manifesto 3 mln; Quotidiano del Sud 2,8, per citare i primi 5. Con i periodici della Chiesa che la fanno da padrone e con finte cooperative create ad hoc per poterli incassare. Forse caos non è il termine adatto.

Giornalisti schierati? Certo, tutti quelli che scrivono per testate schierate o di proprietà di partiti politici. Se non sei d’accordo, o cambi giornale o cambi mestiere. Tanti si allineano.

L’Odg, l’ordine nazionale dei giornalisti, tutto questo lo sa benissimo ma si limita a pretendere 120 euro l’anno come quota associativa da parte degli iscritti. Da tutti, compresi quelli, la maggioranza, che a 1.200 euro al mese non arriveranno mai. E lo sa benissimo anche la Fsni, il sindacato unitario dei giornalisti che a loro nome firma i contratti nazionali di categoria. Lo sa la Fieg, federazione editori giornali, e l’Usigrai, sindacato giornalisti Rai… Tutti lo sanno e nessuno che intervenga.

Esistono editori seri che editano giornali seri dove scrivono tanti giornalisti in gamba, che con difficoltà immani si muovono in questo marasma da riordinare e bonificare. E mi sa che dopo questo pezzo, anch’io dovrò cambiare mestiere…

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