Loreto – All’Einstein Nebbia si ricerca il miglior vino da tartufi

I Pinciarelli con fonduta di fossa al tartufo nero estivo il piatto della sfida

Loreto – Prosegue nella Provincia di Ancona il tour dell’Associazione Sommelier delle Marche per eleggere i migliori vini da tartufo della regione, in abbinamento a piatti tipici delle tradizione a base di tartufo.

L’Istituto Einstein Nebbia

Giovedì 28 ottobre la commissione del progetto “ Le Marche dei Tartufi, Vini da tartufo nelle Marche” lavorerà in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Einstein Nebbia di Loreto. Anche questo quinto appuntamento sarà funzionale all’edizione 2018 della Guida AIS “Le Marche nel bicchiere” che conterrà una sezione speciale dedicata ai vini da tartufo della nostra regione.

Loreto – Continua la ricerca dei migliori vini marchigiani da abbinare ai piatti a base di tartufo

La selezione dei vini che otterranno maggior punteggio saranno inseriti in una sezione dedicata, all’interno della prestigiosa guida “Le Marche nel bicchiere” edizione 2018, che verrà presentata a breve ad Ascoli Piceno. Tale progetto contemplerà le cinque tipologie di tartufo (Tartufo Bianco, di Bianchetto, di Tartufo Nero Estivo, di Tartufo Nero Autunnale detto anche Uncinato ed infine di Tartufo Nero Pregiato), presenti nelle cinque provincie delle Marche attraverso le preparazioni culinarie di cinque Istituti Alberghieri.

La giuria, a conclusione del progetto, premierà un vino fra i tre con punteggio più elevato della guida. Questa volta sarà l’Istituto Alberghiero Einstein Nebbia di Loreto ad occuparsi della preparazione dei piatti da porre in abbinamento con i vini.

Per l’appuntamento di domani, i docenti e gli studenti dell’Einstein presenteranno un primo piatto, ovvero i Pinciarelli con fonduta di fossa al tartufo nero estivo. Coordina il progetto il delegato AIS Urbino Montefeltro Sommelier Raffaele Papi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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