Incontro con il giornalista Pino Scaccia

Organizza l’associazione culturale “Aldo Moro”

Loreto. L’associazione culturale “Aldo Moro” organizza domani, venerdì 16 dicembre alle ore 17.30 presso la sala consiliare del Comune, un pubblico dibattito sul tema: “Racconti e scenari di un inviato di guerra”. Interverrà lo scrittore e giornalista radiotelevisivo premio Ilaria Alpi, Pino Scaccia.

Pino Scaccia
Il giornalista e corrispondente Rai, Pino Scaccia

Pino Scaccia, pseudonimo di Giuseppe Scaccianoce è stato uno degli inviati di guerra del Tg1 targato Rai, degli avvenimenti bellici degli ultimi trent’anni. Lo ricordiamo presente alla guerra del Golfo , al cruento conflitto serbo-croato, alla disgregazione del’ex Unione Sovietica, alla crisi dell’Afghanistan, al difficile periodo post bellico dell’Iraq, fino alla rivolta libica.

Numerosi i suoi reportage tra i quali spiccano alcuni colpi giornalistici di primo piano: è stato il primo reporter occidentale ad entrare nella centrale di Cernobyl, a scoprire per primo i resti di Che Guevara in Bolivia e a mostrare le immagini, fino a quel momento segrete, della mitica Area 51 nel Nevada .

Pino Scaccia sui luoghi di guerra che ha saputo raccontare con professionalità e dovizia ai telespettatori
Pino Scaccia sui luoghi di guerra che ha saputo raccontare con professionalità e dovizia ai telespettatori

Nella sua carriera è stato capo redattore dei servizi speciali del Tg1 ed ha vinto, oltre al premio “Ilaria Alpi”, il premio “Paolo Borsellino”, e il premio “cronista dell’anno” per lo scoop su Farouk Kassam. È stato docente del master di giornalismo radiotelevisivo all’università Lumsa di Roma. Attualmente si dedica a tempo pieno all’attività di blogger e scrittore.

L’incontro di domani verrà introdotto dal presidente dell’associazione “Aldo Moro”, Andrea Giulietti. Il moderatore Italo Tanoni, dell’ordine dei giornalisti delle Marche, motiverà la scelta del tema. A seguire, interverrà Pino Scaccia che racconterà delle sue esperienze come inviato di guerra. Al termine del suo intervento si darà l’avvio al dibattito con i presenti che potranno fare domande all’ospite.

Un’occasione unica, l’incontro con Scaccia, un giornalista vero che ha rischiato la pelle in più occasioni per testimoniare in diretta la cruda realtà della guerra.


Un commento alla notizia “Incontro con il giornalista Pino Scaccia”:

  1. DOMENICO DI PAOLO-EMILIO says:

    Alla cortese attenzione del Signor
    Pino Scaccia
    Sono un orfano di guerra di uno de tanti soldati italiani dispersi in Russia nel 1943.
    Comunico di seguito le generalità relative a mio Padre.
    Soldato Di Paolo-Emilio Antonio nato a Pescara il 13 Gennaio 1909 , distretto militare di Teramo iscritto al 209° gruppo artiglieria, specializzato Eliografo, dichiarato disperso in Russia il 13 Gennaio 1943.
    La presente per pregarVi, se possibile, comunicarmi l’ubicazione, o il Paese/Città dove mio Padre e così pure il suddetto Gruppo Artiglieria ha combattuto la battaglia dove mio Padre è stato dichiarato disperso. Ringrazio di vero cuore e colgo l’occasione per salutarVi cordialmente,
    Dommenico Di Paolo-Emilio.
    Cell. 3333301952 Tel. 085/411485 e-mail- ddipaoloemilio@gmail.com
    Via del Circuito,341-65124-Pescara
    Pescara 17 Gennaio 2018.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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