For a piece of cake sabato 16 marzo in Auditorium

Chiara e Riccardo raccontano il viaggio da Cesena a Singapore con il diabete 1

Castelfidardo, 15 marzo 2019 – Per chi ha il diabete mangiare un pezzo di torta è proibito, ma facendo sport si possono ridurre i medicinali. La mostra fotografica organizzata dalla Consulta Pari Opportunità di Castelfidardo, porta da Cesena a Singapore in compagnia di Chiara Ricciardi e Riccardo Rocchi che sabato 16 marzo, ore 18.00, saranno presenti in Auditorium San Francesco all’inaugurazione.

È la testimonianza di un viaggio che sembrava impossibile con il diabete di tipo 1, immagini che documentano: “prima di tutto lo spazio all’interno del quale ci siamo spostati: in mezzo a tutta questa grandezza noi, piccoli, colorati, curiosi esseri, tutti forza di volontà e di energia. Il connubio fotografia-ciclismo è stato difficile – raccontano gli autori – spesso la fatica del corpo ci ha obbligato a lasciare foto orfane lungo il margine della strada”.

Lungo tutta la strada ci ha accompagnati la percezione di essere minuscoli su qualcosa di enorme, lo sguardo arrivava lontano e il corpo lo rincorreva, pedalata dopo pedalata. Siamo usciti dal nostro habitat, circoscritto e famigliare, per entrare in uno spazio vasto e sconosciuto…

For a piece of cake, apertura mostra fino al 31 marzo con orari 10.00-12.00 e 16.00-19.00.

Con il patrocinio del Comune, della Fondazione Ferretti, della Fondazione Carilo e del Coni e la collaborazione di altre 18 associazioni cittadine e il benestare di Asvis nazionale.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quando gli stalker sono i genitori

Coniugi anconetani riempiono di botte il fidanzatino della figlia


Ancona, 16 luglio 2019 – Negli ultimi mesi, per un giovane ventenne anconetano incrociare per strada i genitori della sua fidanzata era diventato un incubo ma, soprattutto, indice di dolore. Vero e proprio dolore fisico, fatto di minacce, botte e atti persecutori nei suoi confronti. Al punto che il giovane, proprio per evitare il ripetersi degli atti sulla sua persona, era stato costretto a cambiare abitudini.

La ragione dello stalking e delle lesioni aggravate? Semplice, i genitori della ragazza disapprovavano la relazione tra la propria figlia e il giovane, per timore che lui la inducesse ad atti non del tutto consapevoli anche di natura sessuale. Così, prima che potesse succedere qualcosa d’irreparabile fra i due giovani, i genitori di lei ogni volta che incontravano il fidanzato lo riempivano di botte, insulti e minacce.

Nei confronti dei due coniugi “aggressori” è scattato, ad opera del gip Sonia Piermartini su richiesta del pm di Ancona Rosario Lionello, il divieto di avvicinarsi e comunicare con il giovane anconetano. Dalle indagini, sono state raccolte dichiarazioni e relativa documentazione degli episodi di minacce, percosse e persecuzioni segnalate dal ragazzo in varie denunce. Come a inizio maggio scorso, quando il padre della ragazza, dopo averlo pedinato, lo avrebbe colpito con un calcio fratturandogli la mano destra; o, sempre a maggio ma a fine mese, la madre della ragazza lo avrebbe preso a schiaffi e graffiato sul viso.

Lo so, fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. Azzeccare i sì e i no detti ai propri figli al momento giusto, con il tono giusto, è come azzeccare un terno al lotto. Un padre può essere geloso della propria figlia – chi non lo è stato? – ed è giusto che per lei aspiri al massimo possibile sul mercato dei “fidanzatini”, ma da qui a riempire di mazzate un fidanzatino non gradito ce ne corre! E poi per cosa? Per una presunzione di atti – anche sessuali – che non si sono realizzati ma che potrebbero, perdurando la relazione…

A leggere certe notizie c’è da stentare a crederci. Eppure siamo ad Ancona ed è luglio 2019 . Ai coniugi anconetani vorrei dire: a) “Se tra vostra figlia e il giovane ventenne è vero amore, non saranno certo le vostre botte e minacce a cambiare il corso delle cose”; b) “Ma davvero avete così scarsa considerazione e fiducia nei confronti di vostra figlia?”; c) “Noi non siamo i nostri figli, dobbiamo lasciare che facciano le loro esperienze, non le nostre; il nostro compito è quello d’intervenire quando ci chiedono aiuto o un consiglio, non di fare prevenzione riempiendoli di mazzate!


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