È attivo il servizio della Carta d’identità elettronica

Viene rilasciata in caso di prima emissione o se il documento è in scadenza

Castelfidardo – Attivato presso i servizi demografici del Comune, il rilascio della Carta d’identità elettronica. Il nuovo formato richiama le dimensioni di un bancomat ed è dotato di elementi di sicurezza e anticontraffazione maggiori rispetto al tradizionale strumento cartaceo grazie al microprocessore che memorizza anche elementi non visibili all’occhio esterno, come l’impronta digitale e il consenso o diniego alla donazione di organi e tessuti.

Viene emessa previa prenotazione al numero 071 7829341 oppure allo sportello di Piazza della Repubblica, aperto con orari 9:00 – 12:30 dal lunedì al venerdì (giovedì anche pomeriggio dalle 16:00 – 19:00).

Si raccomanda l’accortezza di non aspettare gli ultimi giorni di validità del precedente documento in scadenza, perché la carta d’identità elettronica non può essere rilasciata immediatamente.

Il cittadino deve presentarsi munito di una foto formato tessera, della tessera sanitaria (o codice fiscale) e della carta d’identità in scadenza o con la denuncia di furto o smarrimento.

Il Comune acquisisce i dati, la fotografia e le impronte digitali e trasmette il tutto telematicamente al Ministero dell’Interno il quale, attraverso l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, emetterà la nuova carta spedendola all’indirizzo dichiarato dal cittadino entro 7/10 giorni lavorativi.

Il pagamento si effettua direttamente allo sportello corrispondendo la cifra di € 23 in caso di prima emissione o di rinnovo a seguito di furto o scadenza del documento, mentre in caso di smarrimento o deterioramento del vecchio documento, la spesa sale a € 28.

Gli utenti con difficoltà a deambulare e a recarsi presso gli uffici comunali, possono delegare un proprio incaricato ad istruire la pratica; la Polizia locale si recherà poi al domicilio indicato per acquisire la firma dell’interessato.

La carta d’identità elettronica è destinata a sostituire progressivamente quella cartacea, che tuttavia continua ad essere valida sino alla scadenza naturale e non deve né può essere sostituita, tranne che in caso di deterioramento, furto o smarrimento, previa denuncia.

Rimane tutto uguale a livello amministrativo – vedi la validità decennale con scadenza che corrisponde con il giorno di compleanno – ma in più la C.I.E. permetterà di avere accesso ai servizi on line comunali e a tutti quelli erogati dalle pubbliche amministrazioni e consentirà il rilascio dello S.P.I.D. (Sistema pubblico di identità digitale).

Soltanto in casi di comprovata urgenza come previsto dalle indicazioni ministeriali è ancora possibile rilasciare la carta di identità cartacea.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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