Sirolo – Ambrosia, il negozio degli dèi

Miele, olio extravergine, passate di pomidoro, confetture, succhi di frutta, sali e zuccheri aromatizzati ed elaborati del miele

SiroloCamerano. In botanica Ambrosia è un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall’aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalla tipica infiorescenza a racemo.

Il logo dell'azienda del cameranese Alex Giorgi
Il logo dell’azienda del cameranese Alex Grossi

Nella mitologia, invece, l’ambrosia (in greco antico: ἀμβροσία, ambrosia), è a volte il cibo o la bevanda degli dèi. E proprio alla mitologia deve essersi ispirato Alex Grossi – 25enne di Camerano che da pochi mesi (dicembre2016) ha avviato un’attività di prodotti tipici della terra in quel di Sirolo – per dare il nome alla propria azienda. Per l’esattezza in Via della Repubblica 7.

Alex ha la faccia simpatica del ragazzo pulito, serio, di quelli che a parlarci avverti subito che ci crede in quello che fa. E quello che fa, nel suo negozio-laboratorio di Sirolo è tanta roba. Nonostante la giovane età, e alla faccia di quelli che considerano i giovani d’oggi solo dei bamboccioni.

Alex Giorgi, titolare di Ambrosia
Alex Grossi, titolare di Ambrosia

Liceo scientifico prima, università d’agraria poi – scienze forestali e ambientali – il percorso formativo di questo ragazzo che però ammette: «Ho lasciato l’università dopo circa due anni, mi ero reso conto di aver sbagliato l’indirizzo». E così, dalla teoria è passato alla pratica ma in un settore completamente diverso.

Tre anni fa, nella testa di Alex nasce il progetto Ambrosia: «La mia famiglia aveva parecchi terreni gestiti da altri contadini o incolti – spiega – così ho deciso di occuparmene in prima persona per partire con il mio progetto. Fino ad arrivare allo scorso dicembre con l’apertura del laboratorio e del negozio a Sirolo».

prodotti

Da quei campi incolti, Alex è arrivato a produrre miele, olio extravergine, passate di pomidoro, confetture, succhi di frutta, sali e zuccheri aromatizzati ed elaborati del miele e caramelline. Ma non si pensi alle solite produzioni scontate, ci sono anche quelle certo, ma dietro alla sua produzione Alex Grossi nasconde un grosso lavoro di ricerca e di sperimentazione. Tutto volto all’esaltazione dei prodotti locali e marchigiani.

Entrando da Ambrosia trovi il miele millefiori e quello di acacia, ma c’è pure il miele allo zenzero, al peperoncino, quello con frutta secca. Ci sono le normali confetture, ma anche quelle extra di mele limoni e noci, quelle di pere e cacao, di ciliegie e di cipolle rosse. Un universo fatto di prove, tentativi e sperimentazione che ha prodotto un vero e proprio spazio rivolto al piacere innovativo dei palati più esigenti.

 

pastafrollando

Ma Ambrosia, da qualche tempo, non è solo laboratorio e produzione. In collaborazione con la foodblogger Elisa Cianforlini, offre in sede corsi di cucina mirati a chiunque voglia approfondire l’utilizzo delle materie prime. «Sabato 25 marzo terremo un corso sulla pasta frolla – spiega Alex – si chiama “pastafrollando tra dolce e salato”. Il prossimo mese terremo corsi su come cucinare con gli oli essenziali, e con i fiori spontanei».

Il calendario dei corsi si può trovare su facebook: “Ambrosia-Artigiani della Natura” o su Instagram: “ambrosiaconserve”. Mentre l’indirizzo web del sito dell’azienda agricola è: www.ambrosiaconserve.com

In conclusione, a due passi da Camerano c’è un giovane cameranese che a Sirolo s’è inventato un paradiso di gusti capaci di farti sprofondare nell’inferno del piacere: tutto a base di prodotti genuini della nostra terra. Parola di chi ha avuto il privilegio di un assaggio.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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