Festa del Rosso Conero: la parola ai vignaioli

A bocce ferme, i pareri dei produttori sulla festa del vino

SPECIALE ROSSO CONERO – I VIGNAIOLI

 

Camerano. Spenti i riflettori sulla XXI edizione della Festa del Rosso Conero, smontati i palchi, le bancarelle, i tavoloni e le panche, è il momento di dare la parola ai veri protagonisti di questo frequentatissimo ambaradan: i produttori del nettare festeggiato. I vignaioli.

La Festa è stata un successo di pubblico incredibile: senza ombra di smentita una delle più frequentate in assoluto della zona vasta, seconda soltanto alle celebrazioni della Madonna nera di Loreto, ma contro certe icone della religiosità non c’è partita.

Lush, Ripe Wine Grapes on the Vine Ready for Harvest.

Il senso della partecipazione sta tutto nella semplice dichiarazione di Gianni, uno dei tanti comprimari che danno una mano per la sua realizzazione: “Partecipo per stare con gli amici, bere un po’ di vino buono e divertirmi”. Dubbiosi su quel “un po’”, lo incalziamo, domandando se c’è un segreto dietro a tanto successo. “Un solo segreto – afferma con un sorriso – il vino buono”.

Tutto ruota intorno al vino, dunque, questo Rosso Conero che di sé racconta una storia importante. Ecco alcuni cenni.

La storia

Esisteva già ai tempi dei monasteri Benedettini. Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V, in un libro del 1596 fa un gran parlare dei vini del Conero. Giacomo Leopardi, che in alcuni suoi scritti meno conosciuti parla del vino e dell’ubriachezza, fa riferimento ai vini prodotti sulle pendici del monte Conero.

la Doc al Rosso Conero è stata riconosciuta nel 1967, e successivamente modificata nel 2004 con l’immissione della Docg (denominazione di origine controllata e garantita, ndr), Rosso Conero Riserva . Nasce da uve coltivate esclusivamente sulle dorsali del monte Conero, che si affaccia direttamente sul mare Adriatico.

Il vitigno

Per il Rosso Conero viene utilizzato il Montepulciano, che qui trova il suo habitat ideale, in misura non inferiore all’85% con l’aggiunta per un massimo del 15% di Sangiovese. Ma una cosa va detta: che sia Montepulciano sull’etichetta non si può scrivere. Si farebbe confusione e si darebbe troppo fastidio a regioni come Toscana e Abruzzo. E in questo sta tutta la debolezza dei produttori nostrani e di chi li dovrebbe tutelare.

La zona di produzione

Comprende la regione del monte Conero e più precisamente i comuni di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana, parte di Castelfidardo e Osimo : sono tutti situati nella Provincia di Ancona e si possono visitare percorrendo la nota strada del Rosso Conero.

Le proprietà organolettiche

Persistenza aromatica e grande fruttato al palato sono le principali caratteristiche del vino Rosso Conero. Il colore è rubino intenso dalle sfumature violacee in età giovane e passa a toni più maturi, granati ed aranciati con il passare dell’affinamento, che può protrarsi anche oltre i 10 anni. La pungente tannicità che si avverte se consumato entro il primo anno si sposta ad una piacevole morbidezza con il passare del tempo. Strutturato e corposo, il Rosso Conero si fa notare per la sua iniziale vinosità che volge alla frutta, quasi confettura, con il trascorrere degli anni. Secco, asciutto e complesso, ha una grande sensazione pseudo-calorica dovuta alla bassa resa per ettaro delle uve, alla conformazione del terreno unita all’esclusivo microclima presente nel promontorio del Conero.

 Abbinamenti consigliati

Se bevuto entro i primi anni di vita si accosta molto bene a piatti succulenti a base di carni bianche e pollame arrostito, formaggi di media stagionatura ma anche a piatti più profumati ed aromatici. Nelle annate più vecchie si abbina meglio a piatti con una struttura e succulenza maggiore: fiorentine alla brace, stufati, brasati, cacciagione o selvaggina, grandi primi di carne (pappardelle al cinghiale per esempio). Va servito alla temperatura di 18°C su bicchieri bordolesi di medie dimensioni , avendo cura di decantare il vino per le bottiglie con affinamento più lungo.

Alcune aziende produttrici
Vini Monteschiavo Maiolati Spontini; Azienda Vinicola Brunori Mario e Giorgio –Jesi; Moroder Alessandro – Montacuto; Fattoria Le Terrazze – Numana; Fazi Battaglia – Castelplanio; Leopardi Dittajuti  – Numana; Marchetti Maurizio – Ancona; Terre Cortesi Moncaro – Camerano; Garofoli – Loreto; Umani Ronchi – Osimo; Colonnara – Cupramontana; Silvano Strologo – Camerano; Malacari – Offagna; Piantate Lunghe – Ancona; Lanari – Frazione Varano; Chiucconi – Angeli di Varano . Ma ne esistono circa un’altra ventina con varie produzioni

Le terre del Rosso Conero

Camerano – Sirolo – Numana – Ancona – Offagna –  Castelfidardo –  Osimo

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Tantissimi vignaioli, dunque, per una produzione difficile da stimare di un vino che forse è più conosciuto all’estero che a livello nazionale. Perché è proprio questo il nodo: l’incapacità tutta nostrana di farsi conoscere oltre i confini regionali. In alcuni casi, addirittura oltre i confini provinciali. Nel cono d’ombra di questa realtà c’è un po’ di tutto, come sentiremo dalla viva voce di alcuni produttori intervistati. Ma la verità di certe incapacità in molti casi è dovuta ad una assurda e “vecchia” mentalità che si rifiuta di fare squadra.

In un mondo altamente competitivo come quello del vino, alla continua ricerca di mercati sempre più allargati, non fare squadra è un suicidio. Occorrono investimenti importanti per battere la concorrenza, uno sforzo non indifferente a livello di marketing e d’immagine. Se non ti allei in un progetto comune, fai davvero poca strada.

In più, fattore affatto secondario, la Festa del Rosso Conero non aiuta affatto i vignaioli, preferendo privilegiare la parte ludica a discapito di questi ultimi.

Laura, “l’ultima ruota del carro” (così si è definita simpaticamente nell’intervista), della Moncaro, spiega: “La nostra è una cooperativa  con sede a Montecarotto nel cuore della Vall’esina. Il presidente è Doriano Marchetti. A Camerano abbiamo un grosso stabilimento per la produzione del Rosso Conero. Abbiamo quasi 200 ettari di vigneti di proprietà dei soci della cooperativa e da soli vinifichiamo circa il 50% della produzione complessiva di questo vino”. Diplomaticamente sorvola sull’assenza di molti vignaioli alla festa, mentre ci tiene ad informare sul mercato estero: “Noi abbiamo preso buonissime commesse con il mercato nord europeo, paesi scandinavi e Svezia in testa. Ciò ha favorito interscambi turistici con i nordici che sono scesi nelle Marche per conoscere la nostra realtà aziendale e il territorio. Siamo presenti anche in Cina con tre punti vendita, uno in Tibet”.

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I fratelli Chiucconi di Angeli di Varano. “Siamo arrivati a produrre cira 10.000 bottiglie del solo Rosso Conero doc “Primo di Tre”. Primo dei tre rossi che produciamo e primo perché ci accompagna da quarant’anni; è l‘anima dell’azienda. I nostri vitigni soni i primi all’alba ad essere baciati dal sole che sorge dietro le pendici del Monte Conero. Contiamo su un mercato prettamente locale ma stiamo prendendo contatti anche con l’estero: Cina, Germania, Inghilterra”. Una riflessione sulla festa. “È cambiata in positivo. Prima arrivavano solo ubriaconi, oggi vengono persone amanti del vino per approfondirne la conoscenza”. Molti produttori non sono presenti. “Si, è vero, e questo mi rattrista parecchio”. Cosa si può fare per promuovere il Rosso Conero a livello nazionale? “Il marchigiano è chiuso, riservato. Grande lavoratore ma sul piano del marketing e della realtà in cantina siamo parecchio indietro. Se qualcuno viene a suonare il campanello in cantina, quasi ci dà fastidio. Dovremmo essere noi, giovani produttori, ad unirci per rilanciare questo prodotto unico”. Una provocazione: perché non vi unite tutti per avere più forza? “Sarei il primo a firmare, ma purtroppo ognuno è troppo attaccato al proprio orticello”. La regione Marche, vi aiuta? “Si, ma potrebbe fare di più. Poi, per la verità, noi produttori non è che l’aiutiamo molto”.

Federico e Giovanni, dell’azienda Pesaresi casa vinicola, da 15 anni sul mercato dopo aver rivoluzionato l’azienda del nonno datata 1960. 10.000 bottiglie prodotte fra doc e docg. “Grande vino questo Montepulciano – dichiara Federico – croce e delizia del nostro lavoro. Peccato non lo si possa riportare in etichetta”. Motivo? “Tra quello Toscano e quello d’Abruzzo, il nostro creerebbe confusione nel consumatore così si è privilegiata la scelta di non menzionarlo”. Come giustifica la mancanza di diversi vignaioli a questa festa? “Con le date. In questi giorni c’è molto da fare in vigna, siamo in fase di vendemmia”. Aggiungerebbe qualcosa alla festa? “Un po’ più di promozione per i nostri vini. Questa sarebbe una buona occasione per fare marketing ad alto livello”.

Marcante, Camerano, conosciuto per la produzione biologica. Mercato prettamente locale. Parlano le figlie. Che ne pensate della festa? “Carina, ma limitativa per i prodotti. Lo scorso anno potevamo vendere qualsiasi produzione. Quest’anno siamo stati costretti a proporre solo due etichette”. Voi pagate per essere presenti? “Certo. E la Pro Loco, oltretutto, ci vieta di vendere il nostro vino in bicchiere. Una prerogativa che si sono riservati. Possiamo vendere solo le bottiglie, ma a un prezzo imposto da loro”.

La Calcinara, Candia.  Definisce positiva la festa, ma auspicherebbe la partecipazione di tutti i vignaioli, marcando di più la loro presenza e il vino che gli da il nome. Una festa “professionale”, senza nulla togliere alla parte divertimento.

Sono questi, i pareri di pochi produttori dei tanti che abbiamo avvicinato. Lo spazio ci limita ma credo che il lettore possa farsi comunque un’idea circostanziata sull’argomento. Abbiamo provato a dar voce anche al presidente della Pro Loco, ma le nostre telefonate ed sms sono stati ignorati.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Clima, ambiente e Greta Thunberg

Un paio di trecce salveranno il Mondo… forse


19 aprile 2019 – «Parlo a nome delle future generazioni: nel 2030 avrò 26 anni, mi dicono che sarà un’età meravigliosa perché avrò la vita davanti a me, ma non ne sono così sicura». Ha esordito così, ieri al Senato della Repubblica, Greta Thunberg, la sedicenne svedese divenuta paladina mondiale dello sviluppo sostenibile, e contro il cambiamento climatico, con lo slogan: “Sciopero scolastico per il clima”.

«Le persone come me – ha continuato Greta – hanno avuto tutto ciò che potevano immaginare ma forse alla fine non avremo nulla, perché il nostro futuro c’è stato scippato. Ci avete mentito, ci avete dato false speranze, ci avete detto che il futuro era una cosa alla quale potevamo guardare ed è così, ma solo per ora».

Questa ragazzina con le trecce, amica di Papa Francesco e icona di milioni di studenti, non gliel’ha certo mandato a dire ai nostri soloni della politica: «Il cambiamento sta arrivando e non potete farci niente. Basta solo decidere di fare una cosa, per farla – ha detto loro – Come per i fondi raccolti in 24 ore per Notre Dame».

Greta Thunberg con il cartello: “sciopero scolastico per il clima” (foto di Anders Hellberg)

E proprio qui sta il punto, la chiave di volta dell’intera questione. In un mondo opportunista, egoista, cieco per comodo e per profitto qual è quello che viviamo, ci sono le risorse economiche per fare di tutto e di più. Basta decidere di volerlo fare. E fino ad oggi, sul tema climatico e su quello della salvaguardia del Pianeta dall’inquinamento, i potenti del Mondo hanno deciso di non fare. E quel poco che è stato fatto ha inciso sui risultati lo zero virgola…

Nazioni sorde come gli Stati Uniti e la Cina, i maggiori inquinatori del Pianeta, fanno orecchie da mercante alle azioni e ai protocolli messi in campo con grande difficoltà dall’Europa. Troppo grandi, per loro, gli investimenti da mettere in campo per ridurre gli effetti del surriscaldamento del Pianeta. Inutili, a loro dire, perché non è l’inquinamento delle loro fabbriche a produrre il fenomeno.

Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato, ha rivolto un grazie speciale a Greta: «Senza di te, senza il tuo coraggio, senza il tuo esempio, la strada per portare il tema ambientale al centro del dibattito politico internazionale sarebbe stata più difficile e tortuosa».

Belle parole, Presidente, ma la gente è stufa delle parole. Occorrono fatti concreti, azioni importanti e durevoli. Questo pianeta non appartiene a lei, alla Cina o agli Stati Uniti, appartiene alle generazioni future. Noi siamo solo un tramite, e abbiamo l’obbligo e il dovere di consegnare loro lo stesso pianeta ereditato dai nostri nonni e dai nostri padri. Non un torrente, una specie animale o un albero di meno. Sarebbe un furto all’Umanità.


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