Prosegue il progetto Sportello Famiglia

Incontro con i genitori mercoledì 10 ottobre per capire come pensano i bambini

Camerano, 8 ottobre 2018 – Con l’inizio del nuovo anno scolastico riprendono gli incontri con i genitori degli studenti nell’ambito del progetto Sportello Famiglia. Perché, come affermato dal sindaco Annalisa Del Bello: «Anche i genitori hanno bisogno di crescere, arricchire le proprie competenze educative, aggiornarle alle fasi di crescita dei figli, perché i bambini non crescono mai da soli, ma hanno bisogno di adulti che li aiutino, sapendo porsi per primi le domande giuste».

E le domande sono tante per un educatore:

  • Come educare un  figlio in modo che sia  felice, che stia bene a scuola, con gli amici, a casa?
  • Come si può aiutare un figlio ad aprirsi e fidarsi?
  • E le paure, le angosce, per la scuola, per il corpo?
  • Come si aiutano i bambini a superare le separazioni dei genitori?
  • Come divertirsi facendo i genitori, senza farsi schiacciare dal lavoro, dagli impegni, dagli orari?
  • Come non perdere di vista i soggetti dietro le “etichette”?

A questi e a molti altri interrogativi, i genitori potranno trovare risposte attraverso:

  • Sportello d’Ascolto, spazio di consulenza psicologica ed educativa, totalmente gratuito, rivolto a genitori, docenti e ragazzi. Per appuntamenti: 338.8322711 o 347/6073390;
  • Gruppi di discussione con gli studenti durante l’orario scolastico;
  • Gruppi di discussione e formazione per i genitori.

Incontri per Genitori

Dopo quello già effettuato mercoledì 3 ottobre su come comunicare con gli adolescenti, è in programma un secondo incontro con i genitori:

Mercoledì 10 ottobre ore 18, c/o scuola primaria “L. Sperandei” sul tema:

Capire come pensano i bambini. Le parole giuste al momento giusto per farli crescere felici e sicuri.

Intervengono il dott. Andrea Lucantoni e la dott.ssa Carla Urbinati

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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