La festa dei nonni a rotelle

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Camerano. È prevista per sabato 22 ottobre la Festa dei nonni qui a Camerano. E, per l’occasione si sono scomodati in tanti: fondazione Ceci, Nuova Sair e pattinaggio del Conero, senza dimenticare il patrocinio del Comune.

Appuntamento per le 15 al Palasport in via Bagacciano 4. Il tempo di prendere posto e fare i saluti di rito e si parte con lo spettacolo offerto ai propri nonni dagli atleti del pattinaggio del Conero. Evoluzioni che dureranno circa un’ora e mezza.

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Al termine dell’esibizione seguirà il buffet di rito offerto ai presenti dai genitori degli atleti. L’invito a partecipare è esteso a tutti.

La Festa dei nonni, che assume pari dignità di quelle della mamma e dei papà, è un modo per dire grazie – almeno una volta all’anno – a chi ha contribuito a crescere con partecipazione attiva le nuove generazioni. E per rendersene conto basta pensare a quanto pesino i nonni all’interno di un nucleo familiare per affrontare i problemi quotidiani.

Origine della Festa

La Festa è concepita proprio come momento di incontro e riconoscenza nei confronti dei nonni-angeli custodi dell’infanzia. L’idea di un giorno nazionale da dedicare ai nonni è venuta per prima ad una casalinga del West Virginia, Marian Mc Quade.

La signora Mc Quade, mamma di 15 figli e nonna di 40 nipoti, iniziò la campagna nel 1970, ma lavorava con gli anziani già dal 1956. Nel 1978, l’allora Presidente americano, Jimmy Carter, proclamò che la festa nazionale dei nonni Grandparents Day fosse celebrata ogni anno la prima domenica di settembre dopo il Labor Day.

Promotore della festa dei nonni, da un decennio in Europa, è soprattutto l’Ufficio Olandese dei Fiori che ogni anno, organizza iniziative ed eventi per celebrare il legame unico e prezioso tra nonni e nipoti e invita a regalare ai nonni una piantina, per ringraziarli di tutto ciò che questi speciali angeli custodi fanno per i nipotini.

La Festa dei nonni in Italia

In Italia la festa dei nonni si celebra il due ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra gli Angeli. Istituita nel 2005 dal Parlamento che ha riconosciuto ufficialmente il ruolo fondamentale dei nostri nonni, non sfigura certamente accanto alla festa del papà e a quella della mamma. L’istituzione della festa prevede l’impegno concreto da parte degli Enti locali: Regioni, Province e Comuni, ad istituire iniziative per valorizzare il ruolo dei nonni ed un premio annuale, consegnato dal presidente della Repubblica al nonno e alla nonna d’Italia.

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Le istituzioni hanno così voluto sancire il ruolo che essi rivestono nella nostra società ove rappresentano un importante punto di riferimento, una risorsa di grande valore, un patrimonio di esperienza e saggezza cui attingere, oltre che un concreto ed indispensabile aiuto nell’educazione dei giovani all’interno delle famiglie di appartenenza.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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