Intervista a Sandro Strologo il padre dell’esposizione Farfisa di Camerano

L’INTERVISTA

 

Incontriamo il professor Sandro Strologo all’interno dei locali occupati dalla neonata esposizione Farfisa – storia e sviluppo di Camerano.  Se questa struttura oggi ha visto la luce è merito suo, della sua profonda passione per la storia della fisarmonica, della sua tenacia mai venuta meno negli anni, della sua capacità d’inseguire un sogno e di realizzarlo.

Il professore Sandro Strologo, a sinistra, con Claudio Capponi
Il professore Sandro Strologo, a sinistra, con Claudio Capponi

Professore, ci racconta l’iter che ha dovuto percorrere per arrivare a questa realizzazione?

“Bè, la storia sarebbe piuttosto lunga. Cercherò di riassumere. La mia passione per la Farfisa e la fisarmonica nacque quando pubblicai un volume sul cameranese Silvio Scandalli, massimo costruttore di questo strumento qui da noi. Da lì partì un interesse che si allargò sempre più. Insegnando lettere a Castelfidardo venni in contatto con quella realtà e iniziai a fare quello che fa ogni collezionista. Iniziai a raccogliere pezzi, documenti e strumenti musicali che oggi si trovano in gran parte all’interno di questa esposizione”.

Esposizione, non museo, perché?

“Esposizione è il termine corretto. Non può essere considerato un museo perché ad oggi non siamo in possesso della documentazione necessaria alla Regione per riconoscere lo status museale”.

Quanti anni ha?

“Ne ho tanti, settantatre”.

Professore, quali sono state le maggiori difficoltà incontrate per arrivare fin qui?

Il professore Sandro Strologo, a sinistra in primo piano, fa da cicerone durante la presentazione alla stampa dell'Esposizione Farfisa
Il professore Sandro Strologo, a sinistra in primo piano, fa da cicerone durante la presentazione alla stampa dell’Esposizione Farfisa

“Mah, soprattutto la lentezza. Sono riuscito però ad ottenere la fiducia di alcuni amministratori comunali che hanno iniziato ad acquistare alcune fisarmoniche, anno dopo anno, spendendo piccole cifre. Fino al punto di riempire alcune bacheche espositive al terzo piano del Palazzo comunale. Gran parte di quel materiale oggi è stato trasferito qui, nell’esposizione. Ma sono occorsi circa venti anni”.

Venti anni per realizzare questa esposizione?

“Eh si, perché non è stato facile reperire il materiale. Anni addietro curavo una pubblicazione specifica sulla fisarmonica. Questo mi ha permesso di venire in contatto con tantissimi fisarmonicisti per reperire pezzi. Ma, soprattutto, la loro passione è stata uno stimolo per perseverare e andare avanti nel progetto”.

Quali sono i pezzi più prestigiosi dell’esposizione?

“Gli strumenti preziosi sono diversi. Questa esposizione tratta la Farfisa, ma ci sono alcuni pezzi riferiti allo Scandalli prima dell’avvento della Farfisa. Parliamo di pezzi costruiti prima del 1946. Una quarantina di pezzi rari, acquistati su internet poco alla volta e sempre con più attenzione”.

Ci dica almeno qual è il pezzo più costoso.

Il Super Sesto di Scandalli uno dei pezzi più pregiati dell'esposizione
Il Super Sesto di Scandalli uno dei pezzi più pregiati dell’esposizione

“Il pezzo più costoso, più ricercato dai fisarmonicisti oggi, è il Super sesto Scandalli e l’Artista sesto. Due pezzi simili e molto rari da trovare. Il loro valore si aggira intorno ai diecimila euro ciascuno, e sono ambitissimi, nonostante risalgano al 1952”.

Con questa esposizione lei ha realizzato un sogno durato vent’anni, cosa sente di dire ai futuri visitatori?

“Di godersi la visita e apprezzare le realtà e la storia che l’esposizione racconta”.


Un commento alla notizia “Intervista a Sandro Strologo il padre dell’esposizione Farfisa di Camerano”:

  1. Sonia says:

    I musei le esposizioni sono luoghi di ispirazione e di autenticità. Viviamo in un mondo di riproduzioni e gli oggetti nei musei sono reali . I musei sono un tesoro x la collettività che deve custodire e preservare gelosamente ad ogni costo!

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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