Camerano Bianconera: bella la cena di Natale!

Una serata impreziosita dagli auguri personali di Michele Padovano ai tifosi cameranesi giunti attraverso un video montato dal giornalista e supertifoso Paolino Giampaoli

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Camerano, 15 dicembre 2018 – È stata proprio una bella serata quella passata da tifosi e familiari, riuniti ieri sera nel ristorante Da Saverio, per lo scambio di auguri natalizi organizzata dal Circolo Camerano Bianconera. Il primo scambio di auguri della sua storia che, dalla sua fondazione, non conta neppure un anno di vita.

Oltre cento persone, fra soci, mogli e figlioli, si sono riuniti per festeggiare e per gustare, fra l’altro, le strepitose tagliatelle di Saverio fra canti juventini e sfottò di rito.

Gran lavoro dei componenti il direttivo del circolo che hanno messo in campo varie ed apprezzabili iniziative. Come la donazione di 600 euro a favore del Circolo Acli San Germano per aiutarlo nel suo grande impegno nel volontariato.

Una serata ricca e ben organizzata, dunque. Con una ragazza chiamata ad intrattenere i bimbi presenti; una tombola riuscitissima con in palio maglie di CR7 e felpe juventine (con il sottoscritto che – prima volta nella vita – s’è portato a casa una tuta bianconera; un impegnativo quizzone finale con domande sulla storia della Vecchia Signora vinto dal socio Adalberto Magnante, che si è aggiudicato un biglietto allo Juventus Stadium e il viaggio in pullman (secondo classificato Cristian Carloni; terzo, Paolo Giampaoli, ndr).

Non sono mancati neppure gli auguri natalizi da parte dell’ex giocatore juventino Michele Padovano fatti attraverso il video montato da Paolino Giampaoli che proponiamo di seguito:

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Al termine, saluti e auguri per tutti in un clima davvero natalizio. Con la testa già proiettata al derby di questa sera contro il Torino e ai futuri successi juventini in Champions League.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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