“Haring a Osimo, altro che l’America”

La prof.ssa Silvia Donati, docente di Disegno e Storia dell’Arte, esperta di Arte Contemporanea, analizza con occhio critico il nuovo allestimento a Palazzo Campana

Osimo, 8 agosto 2020 – ‘La mostra di Keith Haring sulla street-art, inaugurata ad Osimo lo scorso 23 luglio, rappresenta una grande occasione sprecata per portare la città sotto i riflettori nazionali e non. Con la giusta organizzazione e incuriosendo il visitatore con una campagna di informazione accattivante, si sarebbe potuto mettere in piedi qualcosa di estremamente innovativo, facendo vivere un’esperienza immersiva nell’arte dei graffiti. Invece, come spesso accade in Italia, ci si è limitati alla semplice esposizione delle opere’.

Con questo incipit, la professoressa Silvia Donati, docente di Disegno e Storia dell’Arte, esperta di Arte Contemporanea, nonché sostenitrice di Progetto Osimo Futura, analizza con occhio critico il nuovo allestimento a Palazzo Campana.

La professoressa Silvia Donati

«La mostra “Made in New York”, che vede come protagonista uno dei pionieri dell’arte dei graffiti, Keith Haring, affiancato a Buggiani (artista contemporaneo italiano che venne a contatto con lo street artist proprio nella Grande Mela), risulta l’ennesimo spaccato di ciò che in Italia andrebbe modificato, migliorato e riformulato non tanto per un discorso divulgativo, ma piuttosto istruttivo» analizza la Donati.

Che s’interroga sul perché funzioni molto di più una mostra mordi e fuggi, magari promossa da pagine Instagram scelte con cognizione di causa, che un lavoro ben più oneroso di formazione e informazione affinché venga valorizzata nel giusto modo e con criteri appropriati. «Ma si sa, i numeri li fanno i biglietti staccati non le menti conquistate. Anche se conquistando più menti si possono vendere più biglietti».

Il murals di Keith Haring “We Are The Youth”, Ellsworth Streets, Philadelphia (Foto su autorizzazione di Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation)

I graffiti sono solo una delle mille sfumature che colorano la scena hip hop americana e, per promuoverne in maniera efficace il forte messaggio che la caratterizza «sarebbe stato auspicabile far rivivere in città quelli che sono stati i principali elementi di questa che è una vera e propria cultura con profonde radici, dalla break dance al beatbox passando per l’emceeing – continua Silvia Donati nella sua analisi – Solo uno di questi aspetti è stato esaltato: il deejaying, che tanto ha fatto discutere nella famosa “Vertical Night”, idea poco appropriata in periodo post lockdown».

keith Haring (foto Esquire)

La professoressa si domanda perché nella mostra non si approfondisca la motivazione, la scelta, lo stile, la storia, il contesto dell’artista, dando invece tutto per scontato. «Perché comprare a scatola chiusa un pacchetto preconfezionato scevro di contenuti accattivanti, se non quelli strettamente legati al percorso espositivo? Da una parte ci sono gli interventi di Haring nella metropolitana di New York (pannelli lavorati con gessetti) salvati da Buggiani negli anni ’80, dall’altra le foto dello stesso Buggiani, che in quel periodo si applicava nell’arte della performance urbana tra i grattacieli di New York, attraverso interventi estremi attuati in prima persona. Il tutto si conclude nella cappella di fine ‘700 di Palazzo Campana, con un allestimento di animali realizzati da Buggiani, in lamiera leggera, che poco c’entrano con il contenitore che li ospita, con questa sensazione vaga di sacro mischiato al profano decisamente non necessaria».

Resta quindi un enorme interrogativo su quanto sia importante far interagire in modo adeguato contenitore e contenuto: «su come si possa rendere accattivante una proposta e quanto questa sia realmente efficace in un contesto culturale che non ha tradizioni hip hop, ma che si presterebbero tranquillamente ad essere esaltate, nella giusta maniera, anche in ambiente contemporaneo», conclude la Donati.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Elezione Presidente della Repubblica, 1ª chiama

Nessun accordo: 672 schede bianche


Camerano, 24 gennaio 2022 – Partita alle ore 15.00, a Roma, la prima votazione per eleggere il quattordicesimo Capo dello Stato della Repubblica Italiana. Il numero totale degli elettori fra Deputati, Senatori compresi quelli a vita, Rappresentanti delle Regioni, è sceso da 1.009 a 1.008: alla vigilia delle votazioni è venuto a mancare il deputato di Forza Italia Vincenzo Fasano. Quorum dei due terzi, dunque, almeno per questa prima votazione, fissato a quota 672. Domani, martedì 25 gennaio la Camera eleggerà a Montecitorio, al suo posto, Rossella Sessa, sempre di Forza Italia.

La prima chiama odierna è partita all’insegna di una grande incertezza: vuoi perché i leader politici non sono stati in grado di presentare candidati ufficiali, vuoi per il clima particolare in cui si muovono i Grandi elettori dovuto alla pandemia in corso.

Proprio a causa del virus, infatti, il presidente della Camera Roberto Fico – padrone di casa – ha stravolto le procedure di voto. Ha fatto sparire lo storico catafalco coperto di drappi rossi all’interno del quale si votava da sempre, e lo ha fatto sostituire con tre moderne strutture tipo cabina elettorale rigorosamente rosse (foto).

All’interno dell’emiciclo, ha disposto che i votanti debbano essere non più di cinquanta alla volta, ovviamente oltre ai commessi in servizio, cancellando in un sol colpo quell’atmosfera che si respirava in passato fatta da un’aula stracolma, da capannelli di parlamentari che discutevano fra i banchi cercando intese improbabili dell’ultimo minuto. In più, sempre grazie al Covid, ha relegato i parlamentari risultati positivi, circa una trentina, in un seggio speciale adiacente alla Camera dei deputati, in Via della Missione, facendoli votare in modalità drive-in.

Mentre in aula si procedeva alle votazioni secondo la chiama stabilita per ordine alfabetico, all’esterno dell’emiciclo i vari leader si sono mossi con frenesia per trovare quell’accordo su un nome condiviso che fino ad oggi non sono stati in grado di trovare. Esplicativo, in tal senso, il commento dell’editorialista de La Stampa Marcello Sorgi: «Ma perché non si sono messi d’accordo prima? Hanno avuto tutto il tempo per farlo!»

Fra i più attivi, in giornata, il leader della Lega Matteo Salvini che ha avuto dapprima un colloquio con il presidente del Consiglio Mario Draghi, poi con il segretario del PD Enrico Letta, poi con il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Il lungo pomeriggio elettivo si chiude a Roma con lo spoglio delle schede, terminato alle 21.05. Come da previsioni più che annunciate, le schede bianche sono state 672 (prima dell’ennesima verifica); forse un caso, ma è lo stesso numero del quorum. Niente di fatto, dunque. Tutto rimandato a domani per la seconda chiama. Fra i votati oggi, Marta Cartabia (9), Paolo Maddalena (36), Umberto Bossi (6), Sergio Mattarella (16), Berlusconi (7). Ma pure nomi come Pierferdinando Casini e Walter Veltroni, il conduttore Rai Amadeus e il giornalista Bruno Vespa, oltre all’improbabile presidente della Lazio Lotito.

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