Riscolpita dal Maestro Màlleus la scritta dell’Altare della Santa Casa

La ristrutturazione di “Hic Verbum Caro Factum Est” voluta fortemente dall’Arcivescovo Fabio Dal Cin

Loreto, 7 dicembre 2019 – Il Maestro Màlleus, eccellenza marchigiana nel mondo per le sue doti di grande artista dei nostri tempi, amanuense e maestro incisore ha riscolpito la famosa scritta: Hic Verbum Caro Factum Est (Il verbo si fece carne), posta nell’Altare della Casa Santa di Nazareth, a Loreto, dove l’Angelo annunciò alla Vergine Maria la sua divina maternità.

Loreto – Il Maestro Màlleus al lavoro

La  recente ristrutturazione, fortemente voluta dall’Arcivescovo Fabio Dal Cin, ha consentito la necessaria rimozione delle lettere di ottone che dopo più di 90 anni apparivano rovinate ed ossidate, non rendendo più onore alla grazia della Santa Casa di Loreto.

Da oggi nella Basilica si potrà ammirare l’opera del genio recanatese Màlleus e della sua Antica Bottega Amanuense. Il Maestro, allievo del londinese Michael Harwey il più grande Maestro incisore internazionale scomparso nel 2013, è stato chiamato all’opera per la sua pluriennale esperienza ed è considerato come il successore naturale del M° Harwey.

Loreto – Un particolare della scritta in fase di ristrutturazione

Sono state così scritte e scolpite, martello e scalpello alla mano, tutte le lettere sul marmo, scelto accuratamente per ricreare le cromie dell’Altare. Si è proceduto poi alla decorazione delle stesse con oro in lamina, per donare all’opera preziosità, lucentezza e resistenza al trascorrere del tempo.

Dopo le lunghe nottate trascorse a lavorare in quello scrigno prezioso, Màlleus lo ha definito: “un luogo Santo di grande energia e spiritualità, dove le pietre ed i mattoni conservano ancora la memoria delle tante preghiere e suppliche fatte alla Madonna”. 

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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