Loreto – Personale fotografica di Gianfranco Rossini

“Umanità smarrita” in Corso Boccalini 2 inaugura sabato 2 dicembre

Loreto – Sabato 2 dicembre alle ore 17,30 a Loreto, in Corso Boccalini 2, si terrà l’inaugurazione della personale fotografica di Gianfranco Rossini dal titolo “Umanità smarrita”.

Da sempre grande appassionato di musica, Gianfranco Rossini, nell’espressione fotografica casualmente scoperta, lascia permeare nel suo animo neorealista le peculiarità della vita, senza artifici né maschere ad abbellirne i contenuti.

Un’opera fotografica di Gianfranco Rossini in esposizione a Loreto

L’intersezione dell’arte con la fotografia avviene nel 2013 quando, in una frizzante mattina di primavera, nota nel mare una preziosa fonte d’ispirazione. È la maleducazione di chi non si cura dell’ambiente a rendere possibile questa meraviglia di colori che qui potete ammirare.

Un mare malinconico, chiassoso e contaminato rigurgita moribondo i veleni sversati in troppi anni d’incuria popolare. E che specchiandosi nella triste metafora della vita si fa portatore di un pessimo messaggio sociale; l’involuzione di un’umanità smarrita, di una fratellanza e di una solidarietà che non sostengono più i cardini primordiali.

Nel più truce dei parallelismi quel mare malato riflette l’egoismo di una società che mette al palo chi non ce la fa. Chi ha perso il lavoro, la speranza, la retta via. Rigurgita fuori dalle sue sale ovattate quel popolino moribondo, divenuto, suo malgrado, un rifiuto. E qui nasce la fortuna del mare che trova nell’empatia del fotografo Gianfranco Rossini una condivisione di vedute tali da permettere, a quei rifiuti, un meritato riscatto sociale. Quello stesso riscatto che, più che agli scarti, dovrebbe spettare all’uomo.

La mostra rimarrà aperta dal 2 al 10 dicembre con orario 10,30- 13,00 e 17,30-19,30.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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