Inaugura l’1 dicembre la mostra Edgardo Mugnoz Una vita per l’arte

Nel Museo Pontificio un omaggio al poliedrico artista loretano

Loreto, 30 novembre 2019 – Verrà inaugurata domenica 1 dicembre, presso il Museo Pontificio Santa Casa la mostra “Edgardo Mugnoz – Una vita per l’arte”. Promossa dal CTG Centro Turistico Giovanile “Val Musone” di Loreto in collaborazione con la Delegazione Pontificia, l’esposizione rappresenta un omaggio che la comunità loretana, insieme alla famiglia, fa all’artista-artigiano che quest’anno ha festeggiato i 90 anni d’età.

L’inaugurazione, prevista per le ore 18:00, sarà preceduta alle 16:30, presso l’Auditorium del Palazzo Illirico di Loreto in Piazza della Madonna, da un racconto con musica ed immagini, presenti anche Roberto Lucanero e Luigino Pallotta, musicisti della cosiddetta “scuola Mugnoz”, presso la quale si sono formati decine di giovani fisarmonicisti, diventati oggi affermati professionisti.

Loreto – Edgardo Mugnoz

Nato a Recanati il 1° novembre 1929, vissuto a Numana attraversando gli stenti della guerra e poi trasferitosi definitivamente a Loreto con la sua numerosa famiglia, Mugnoz è al tempo stesso scultore, pittore, modellista, fisarmonicista, compositore, ma anche direttore di ensemble e operatore culturale.

Un infaticabile lavoratore che ha saputo dare forma alle idee, coniugando l’abilità delle mani all’umiltà dello spirito, accostandosi con rispetto ai temi sacri e ai grandi Maestri dell’arte figurativa.

Il percorso della mostra è uno spaccato dei suoi oltre 60 anni di attività. Tra le opere esposte, lo “Scrigno del Sì”, riproduzione in scala del rivestimento marmoreo della Santa Casa che l’artista ha donato al Santuario di Loreto, e il “Giudizio Universale”, altorilievo policromatico del capolavoro michelangelesco.

La mostra sarà visitabile fino al 1° marzo 2020 secondo gli orari del Museo Pontificio (tutti i giorni 10-13 e 15-18).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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