MODENA - ANCONA 2 : 1

Zona playout per un’Ancona che non sa più vincere

A Modena è mancata la reazione e il cuore

MODENA – ANCONA 2 : 1

MODENA (3-5-1-1): Manfredini; Ambrosini, Aldrovandi, Milesi; Basso, Laner, Giorico, Schiavi (30’st Olivera), Popescu (29’st Accardi); Nolè (44’st Ravasi); Diop. A disp: Costantino, Guardiglio, Sakaj, Chiossi, Loi, Calapai. All. Capuano.

ANCONA (4-3-3): Scuffia; Barilaro (1’st Di Dio), Ricci, Kostadinovic, Daffara; Zampa, Vitiello (19’st Del Sante), Agyei (31’st Paolucci); Bariti, Momentè, Frediani. A disp.: Anacoura, Cacioli, Forgacs, Bambozzi, Gelonese, Mancini.  All. Brini

ARBITRO: Annaloro di Collegno

MARCATORI: 19’pt rig. Momentè, 44′ pt Nolè, 2’st Laner

AMMONITI: Vitiello (A) – Aldrovandi (M)

La formazione dell'Ancona scesa in campo a Modena (foto Cristiano Belfiore)
La formazione dell’Ancona scesa in campo a Modena (foto Cristiano Belfiore)

Modena – Quarta sconfitta in quattro gare nel 2017, sesta nelle ultime sette partite: numeri impietosi che condannano l’Ancona alla zona playout e la panchina di Fabio Brini ora traballa più che mai. Il tecnico biancorosso è in aperta contraddizione con la società e la formazione schierata al “Braglia” di Modena, con solo Vitiello dei nuovi acquisti in campo, lo dimostra.

La squadra, però, oltre ai limiti tecnici dimostra di non avere la cattiveria e la compattezza adatta per poter riuscire a salvarsi. In tutto ciò in settimana c’è stato l’ennesimo ribaltone societario con l’ingresso dei nuovi dirigenti Marco Nacciarriti e Giulio Spadoni che prendono il posto di Gianfranco Mancini, tornato al settore giovanile, e del dimissionario Adriano Ciardullo. Un caos totale e non da oggi: è da agosto che ad Ancona ne succedono di tutti i colori.

LA CRONACA

Brini rilancia Momentè al posto di Del Sante che in settimana ha avuto qualche problema fisico, mentre Capuano si affida al suo solito 3-5-1-1 che con l’Arezzo ha creato diversi problemi all’Ancona di cornacchiniana memoria.

Partono bene i biancorossi che, al diciottesimo, ottengono il primo rigore della stagione grazie a Frediani che viene atterrato da Aldovrandi appena dopo il vertice sinistro dell’area: Momentè, con freddezza, porta in vantaggio l’Ancona.

Il rigore segnato da
Il rigore segnato da Momentè per il momentaneo vantaggio dell’Ancona (foto Cristiano Belfiore) 

Ed è qui che i dorici potrebbero matare definitivamente un avversario scosso, invece pensano più a non rischiare nulla ed in effetti il Modena non si rende mai pericoloso. Fino al 44’ quando Nolè s’inventa un sombrero su Daffara e beffa un incerto Scuffia con un delizioso pallonetto.

Si va al riposo sull’1-1 ed il pareggio allo scadere è come un macigno nella testa dei giocatori dell’Ancona che al rientro dagli spogliatori prendono anche il gol del 2-1: dopo un angolo per i padroni di casa Momentè respinge di testa, Giorico ributta la palla in area con la difesa biancorossa in uscita e Laner anticipa Scuffia portando in vantaggio il Modena.

Uno dei rari tiri in porta degli avanti anconetani (foto Cristiano Belfiore)
Uno dei rari tiri in porta degli avanti anconetani (foto Cristiano Belfiore)

Siamo solo al 2’ e già i gialloblu hanno ribaltato il risultato. Una squadra ferita ora dovrebbe reagire con veemenza invece l’Ancona accusa il colpo e non riesce a produrre qualcosa di interessante a parte un’azione del solito Frediani che produce un tiro del subentrato Del Sante, murato in scivolata da Milesi.

Brini le prova tutte inserendo i cinque attaccanti a disposizione, Paolucci compreso, ma la sua squadra non riesce mai davvero ad andare vicina al pareggio. Al fischio finale cala la notte su Modena e sull’Ancona, scesa al quintultimo posto (anche per la contemporanea vittoria del Forlì a San Benedetto), ed in una crisi che sembra senza fine.

SALA STAMPA (da RADIO TUA)

Brini: «La squadra ha giocato la sua partita, paghiamo come sempre degli episodi sfavorevoli. Il modulo? Fuori casa il 4-3-3 è quello che mi dà più garanzie ed i nuovi, anche se non tutti, non sono ancora in condizione. In casa probabilmente cambierò qualcosa. So di essere in discussione, è la dura vita dell’allenatore se i risultati non arrivano».

Ricci: «Dobbiamo commentare un’altra sconfitta arrivata in una maniera banale. Ci sta girando tutto storto, ma noi ci mettiamo del nostro: chi ha voglia di lottare bene, chi non se la sente si faccia da parte perché c’è da soffrire fino all’ultimo minuto dell’ultima partita».

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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