Pistoiese – Ancona Matelica 0:4

Poker dell’Ancona in trasferta che fa sognare i tifosi

La doppietta di Faggioli taglia le gambe alla Pistoiese

Lega Pro – Girone B – sesta giornata – Stadio Marcello Melani, Pistoia

Pistoia, 28 settembre 2021 – Temperatura mite al Melani, 22 gradi, per Pistoiese – Ancona Matelica sesta giornata infrasettimanale in notturna.

Fischio d’inizio e i padroni di casa subito pericolosi al 1’ con Mal e Vano che mettono in difficoltà un insicuro Avella. Gioco spezzettato e anche un po’ falloso nei primi minuti dedicati a prendere le misure, con la Pistoiese che preme cercando di sfruttare il fattore campo.

All’8’ i tifosi dorici fanno il loro ingresso allo Stadio e, per quella che sembra stia diventando una macumba per gli avversari (vedi Avellino), l’Ancona Matelica (maglia bianca), sblocca la partita con un guizzo di Faggioli che realizza l’1-0 finalizzando in rete un’azione corale propiziata da Rolfini. I toscani reclamano per un presunto fuori gioco ma l’arbitro convalida.

In vantaggio e con gli avanti in partita, i dorici sciorinano il loro bel gioco. La Pistoiese reagisce e prova ad agguantare il pareggio ma gli ospiti chiudono bene in difesa pronti alle ripartenze. A dieci minuti dal termine del primo tempo, i padroni di casa aumentano la pressione ma l’Ancona è cinica e porta il vantaggio negli spogliatoi per l’intervallo.

È Iannoni ad aprire le ostilità nel secondo tempo, al 47’ ci prova con una staffilata che non inquadra la porta. Sull’altro fronte, e con difficoltà, la Pistoiese prova a guadagnare metri. Alla fine, è l’Ancona Matelica che raddoppia al 58’ con un contropiede veloce e micidiale: Rolfini ruba palla e s’invola, i dorici arrivano in area avversaria tre contro due, palla a Faggioli che batte Pozzi e firma la sua personale doppietta.

Al 76’ Moretti, subentrato a Rolfini, firma la tripletta biancorossa: discesa bruciante sulla sinistra di Sereni che cede palla a Moretti ed è il 3-0. Contro questa Ancona Matelica, capace di difendersi con i denti per poi accendere ripartenze improvvise, la Pistoiese non può nulla. Come all’86’ quando Vrioni s’inventa un assist lucidissimo per Sereni che batte ancora Pozzi per la quaterna dorica.

Al termine, giocatori biancorossi che vanno a regalare le maglie ai 100 tifosi dorici presenti al Melani. Maglie che diventeranno storiche: era da tempo immemore che all’Ancona non succedeva una trasferta così.

Il Tabellino

Pistoiese (4-3-3): 1 Pozzi; 21 Gennari, 13 Ricci, 6 Sabotic, 3 Sottini; 11 Romano, 4 Santoro, 88 Mal; 8 Castellano; 9 Vano, 20 Pinzauti. A disposizione: 12 Toselli, 14 Martini, 15 Basani, 23 Tempesti, 27 Minardi, 29 D’Antoni, 30 Curumi, 31 Deratti, 33 Martina, 42 Moretti, 99 Ubaldi. Allenatore David Sassarini.

Ancona Matelica (4-3-3): 22 Avella; 14 Tofanari, 25 Masetti, 6 Iotti, 3 Di Renzo; 23 D’Eramo, 7 Gasperi, 4 Iannoni; 9 Rolfini, 18 Faggioli, 10 Sereni. A disposizione: 1 Canullo, 12 Vitali, 5 Bianconi, 15 Sabattini, 16 Farabegoli, 17 Moretti, 20 Vrioni, 28 Maurizii, 33 Noce. Allenatore: Gianluca Colavitto.

Arbitro: Sig. Luca Cherchi della sezione di Carbonia.

Assistenti: Sig.ri Glauco Zanellati della sezione di Seregno e Mario Pinna della sezione di Oristano.

Quarto uomo: Sig. Alessandro Negrelli della sezione di Finale Emilia.

Reti: 8’ pt e 15’ st Faggioli, 32’ st Moretti, 42’ st Sereni

Spettatori: locali 381, ospiti 89, totale 470

NOTE: locali in divisa arancione, pantaloncini e calzettoni arancioni e portiere verde; ospiti in divisa bianca, pantaloncini e calzettoni bianchi e portiere blu;

ammoniti Pinzauti, Mal, Masetti, Castellano, Iannoni e Sabotic; corner 4-2; recupero 0’ pt, 4’ st.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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