Anconitana - S. Veneranda 3:1

L’Anconitana vince nettamente ma non esalta

Si sentono in campo le assenze per infortunio di Mastronunzio e Trombetta

Calcio – Promozione Marche girone A – undicesima giornata andata – Stadio Del Conero Ancona

Ancona, 2 dicembre 2018 – Anconitana – Santa Veneranda di oggi al Del Conero è stata una partita a due facce sul piano del rendimento in campo dei biancorossi. Al di là del risultato. Primo tempo dorico un po’ noioso, con la squadra poco pimpante e con poca voglia di prendere in mano le redini del gioco. E un Santa Veneranda per nulla intimorito dai leader della classifica. Il due a zero con cui l’Anconitana ha chiuso la prima frazione è frutto più del demerito tecnico degli avversari che del loro bel gioco.

Secondo tempo frizzante, con tante occasioni propiziate da entrambe le parti e con i portieri impegnati ed esaltati da parate salva risultato. A tal proposito, un plauso va a Ripani che in almeno tre occasioni ha salvato la propria porta da gol praticamente già fatti.

I dorici, si è visto chiaramente, sul piano del gioco hanno pagato non poco le assenze degli infortunati Mastronunzio in avanti e di Trombetta in difesa. Due giocatori faro per questa squadra. Il tre a uno finale, comunque, ci sta tutto. Grazie anche, come già detto, alla seconda frazione giocata con più convinzione.

I gol. Bisogna aspettare il 30° per vedere la prima rete dorica. Su calcio d’angolo, Ruibal dal limite calcia in mezza girata al volo e batte Ripani sbloccando il risultato. Il Santa Veneranda non ci sta e spinge per il pareggio, che sfiora al 39° con un tiro insidioso di Coppa che lambisce il palo alla destra di Lori. Allo scadere della prima frazione, le insistenze biancorosse vengono premiate. Tiro dal limite dell’area di Zaldua e palla nel sette alla sinistra di Ripani. Si va al riposo sul due a zero interno.

Nella ripresa, sarebbero parecchie le azioni da quasi gol da descrivere su entrambi i fronti. Al 71°, su una ripartenza, gli ospiti guadagnano un angolo. Sugli sviluppi, Del Pivo da centro area con una giravolta al volo batte Lori e accorcia le distanze.

All’81° punizione dai 35 metri per i dorici. La palla arriva in area del Santa Veneranda , colpo di testa preciso di Pucci e Ripani battuto per la terza volta per il 3 – 1 definitivo.

Nel prossimo incontro, sabato 8 dicembre, l’Anconitana sarà ospite dell’Osimo Stazione che naviga nei quartieri bassi della classifica.

Il Tabellino

Anconitana: Lori; Pucci, Campione (86° Mechri), Visciano, Colombaretti, Mercurio, Piergallini (75° Venturim), Zagaglia (67° Falanda), Zaldua, Jachetta (79° Marengo), Ruibal. All. Francesco Nocera.

Santa Veneranda: Ripani, Scatassa (48° Licari), Marchionni, Gambelli, Diomede, Tebaldi, Del Pivo, Moreli, Coppa, Rossi, Lanzetta (48° Saltarelli). All. Lucio Clara

Reti: 30° Ruibal (A), 45° Zaldua (A), 72° Del Pivo (SV), 81° Pucci (A)

Arbitro:Alessio Ercoli sez. di Fermo

Note: spettatori oltre 900 dei quali 334 paganti e 502 abbonati. Ammonito: Licari (SV);. Angoli: 10 – 5; Recupero: pt 0’, st 4’.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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