ANCONA MATELICA – MODENA 0:1

L’Ancona perde ma esce dal campo a testa alta

Serie C girone B 15ª giornata andata

Ancona, 20 novembre 2021 – Partita di cartello oggi al Del Conero con l’Ancona Matelica che ospita il Modena, secondo in classifica a due punti dalla capolista Reggiana. Sulla carta, partita difficile per i dorici con gli emiliani in grande fiducia che, come ricordato da mister Colavitto: “arrivano da sei vittorie consecutive”. Marchigiani in campo con il classico 4-3-3 mentre gli emiliani schierano un 4-3-2-1.

Pronti via e parte bene l’Ancona con una punizione di D’Eramo al 4’ dai venticinque metri che finisce alta sopra la traversa. Passa un minuto ed è Rolfini ad inventarsi un’occasionissima: il dorico vede Gagno in uscita e prova a beffarlo con un pallonetto che colpisce il palo di sinistra ed esce sul fondo.

Gli ospiti reagiscono alla pressione biancorossa, al 13’ è Scarsella a sfiorare il palo con un diagonale insidioso. Dopo la sfuriata iniziale dell’Ancona è il Modena al 18’ a tenere palla a centrocampo portando Tremolada a un tiro che sfila fuori alla sinistra di Avella.

Al 22’ tocca all’Ancona riversarvi in avanti creando un paio di occasioni davanti alla porta canarina con Iannoni e Moretti (colpo di testa), ma Silvestri allontana il pericolo rifugiandosi in corner. I dorici premono senza nessun timore reverenziale e il Modena fatica a creare occasioni pericolose. Al 35’, su una ripartenza biancorossa, Gasperi porta avanti la palla fino al limite dell’area canarina, Iannoni è libero a sinistra ma Gasperi ingolosito anziché appoggiargli la sfera tira in porta e Gagno respinge.

La partita si accende. Le occasioni fioccano da una parte e dall’altra. Le due squadre si affrontano a viso aperto a beneficio del bel calcio. Al 43’ ci prova Sereni da fuori area ma Gagno blocca senza problemi. Al 47’, come spesso capita nel calcio, nonostante sia l’Ancona a meritare il gol è il Modena a passare in vantaggio: azione insistita di Armellino all’altezza della linea di fondo dorica, passaggio a Scarsella nell’area piccola e tap-in che batte Avella. È lo 0-1. Palla al centro e l’arbitro fischia l’intervallo. Successivamente, le immagini diranno di un più che probabile fuorigioco di Scarsella non rilevato dall’arbitro.

Si torna in campo con l’Ancona che per sette minuti fatica a tornare in partita, subendo la manovra degli avversari. Al 55’ i biancorossi reagiscono alla pressione canarina e liberano Sereni davanti a Gagno che anziché appoggiare spara addosso al portiere ospite. Scrollata di dosso la delusione per il gol subito, i padroni di casa tornano a spingere alla ricerca del pareggio. Mister Colavitto mette in campo Papa, Del Carro e Faggioli per Gasperi, Sereni e D’Eramo.

Al 75’ tocca al Modena impegnare Avella che respinge, palla a Tremolada che alza un pallonetto fortuito sopra la traversa. Cambio di campo e parte il forcing dei biancorossi che sprovano a schiacciare i canarini nella loro area. AIl’88’ il Modena ne cambia due (Atti e Scarsella). L’arbitro concede solo 4’ di recupero.

Nel finale, punizione per l’Ancona e mischia furibonda in aria canarina con un batti e ribatti biancorosso, con i difensori modenesi a respingere ogni pallone. Il fischio finale dell’arbitro decreta la settima vittoria consecutiva del Modena. I biancorossi, prima di lasciare il terreno di gioco, vanno sotto la Curva Nord a salutare quei tifosi che, a onor di cronaca, non hanno smesso un momento d’incitarli.

Il Tabellino

Ancona Matelica (4-3-3): 22 Avella; 14 Tofanari, 25 Masetti, 6 Iotti, 3 Di Renzo; 23 D’Eramo, 7 Gasperi, 4 Iannoni; 9 Rolfini, 17 Moretti, 10 Sereni. A disposizione: 1 Canullo, 12 Vitali, 5 Bianconi, 8 Delcarro, 15 Sabattini, 18 Faggioli, 20 Vrioni, 27 Papa, 28 Maurizii, 33 Noce. Allenatore: Gianluca Colavitto.

Modena (4-3-2-1): 26 Gagno; 13 Ciofani, 15 Silvestri, 30 Baroni, 27 Azzi; 17 Scarsella, 16 Gerli, 7 Armellino; 8 Mosti, 32 Tremolada; 18 Minesso. A disposizione: 1 Narciso, 2 Ponsi, 3 Renzetti, 6 Rabiu, 9 Bonfanti, 14 Maggioni, 20 Duca, 23 Di Paola, 24 Castiglia. Allenatore Attilio Tesser.

Arbitro: Sig. Daniele Virgilio della sezione di Trapani. Assistenti: Sig.ri Massimo Salvalaglio della sezione di Legnano e Khaled Bahri della sezione di Sassari. Quarto uomo: Sig. Valerio Pezzopane della sezione di L’Aquila.

Rete: 47’ Scarsella.

Note: prima del fischio d’inizio osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime della strada; spettatori totali 3.007 per un incasso totale di € 25.150,06; locali in divisa rossa pantaloncini e calzettoni rossi e portiere bianco; ospiti in divisa gialla, pantaloncini e calzettoni blu e portiere verde; ammoniti Papa, Delcarro, Baroni, Azzi, Tofanari e Rolfini; corner 2-5; recupero 2’ pt, 4’ st.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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