VENEZIA - ANCONA 2 : 1

La capolista Venezia beffa i dorici nel finale

Buona prestazione in trasferta dell’US Ancona

VENEZIA – ANCONA 2-1

L'ingresso in campo delle squadre (foto Us Ancona)
L’ingresso in campo delle squadre (foto Us Ancona 1905)

VENEZIA (4-2-4): Facchin; Fabris, Modolo, Domizzi, Garofalo; Soligo (36’st Falzerano), Stulac; Caccavallo (14’st Tortori), Moreo, Geijo (36’st Ferrari), Marsura. A disp.: Sambo, Vicario, Galli, Malomo, Bentivoglio, Fabiano, Pallicanò, Cernuto, Zampano. All. Inzaghi

ANCONA (4-3-3): Scuffia; Barilaro, Ricci, Kostadinovic, Daffara; Zampa, Vitiello (45’st Paolucci), Agyei; Bariti (36’st Forgacs), Del Sante, Frediani. A disp.: Anacoura, Di Dio, Cacioli, Gelonese, Bambzzi, Djuric, Mancini. All. Brini

ARBITRO: Camplone di Pescara

MARCATORI: 1’pt Del Sante, 4’st Moreo, 43’st Marsura

AMMONITI: Vitiello, Bariti

Una beffa. Non si può definire in altra maniera la sconfitta dell’Ancona, la terza di questo 2017 e quinta nelle ultime sei gare, rimediata al “Penzo” di Venezia contro la capolista allenata da Pippo Inzaghi. La classifica si fa sempre più preoccupante, esattamente come la situazione societaria dopo l’arresto del consigliere Fabrizio Giglio: in Laguna, eccetto Miani, non c’era nessun dirigente o socio del sodalizio (il dg Mancini si è rifugiato nella sua Polignano a Mare da qualche giorno, causa influenza), con la squadra letteralmente abbandonata al suo destino.

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La cronaca

Eppure per i biancorossi (tornati al 4-3-3 con l’esordio di Del Sante per l’infortunato Momentè), la gara si era messa subito bene visto il gol dopo neanche un minuto: Bariti per Barilaro, cross al bacio sulla testa di Del Sante tutto solo sul secondo palo e 1-0.

Il Venezia è sembrato tramortito e per diversi minuti ha faticato ad imbastire qualunque azione da rete, anche per merito di un’ottima disposizione tattica dell’Ancona, con un Vitiello sugli scudi a catalizzare ogni pallone su di sé.

La prima occasione per gli uomini di Inzaghi è arrivata al 23’, ma Scuffia ha detto di no ad un bel destro di Moreo. L’Ancona è riuscita a soffocare bene ogni avanzata dei lagunari ed anzi, in contropiede avrebbe potuto raddoppiare con Frediani, ben servito da un buon Bariti, ma il suo colpo di testa è finito alto.

Palla al centro
Palla al centro

Nella ripresa è cambiata la musica. I veneziani hanno da subito chiuso l’Ancona nella propria metà campo trovando il pari già al 4’: angolo di Marsura e colpo di testa di Moreo, che ha beffato un disattento Barilaro ed un incerto Scuffia.

Da qui è stato un monologo dei padroni di casa che non hanno mai permesso ai dorici alcuna ripartenza, ma oltre a qualche mischia pericolosa non hanno creato nulla di particolare. Fino al maledetto minuto 43, quando la difesa biancorossa si è fatta trovare impreparata su un lancio della retroguardia veneta, Scuffia è uscito in maniera sconsiderata quasi al limite della sua area favorendo la rovesciata di Tortori corretta in rete da Marsura, già match winner all’andata.

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Sul finire della partita l’Ancona si è costruita anche la palla del possibile pareggio con Del Sante, ma il suo colpo di testa è stato deviato in angolo da Facchin. Ora i dorici son attesi dalla trasferta di Teramo per i quarti di Coppa Italia, mercoledì alle 14:30, e dallo scontro diretto di Modena (i gialloblu hanno un punto ed una gara in meno dell’Ancona), domenica prossima sempre alle 14:30: una partita che non si può fallire altrimenti anche la panchina di Fabio Brini potrebbe essere in discussione, se non lo è già.

SALA STAMPA (da Radio Tua Ancona)

Il mister dorico Fabio Brini (foto Max Serenelli)
Il mister dorico Fabio Brini (foto Max Serenelli)

Brini: «Avevo chiesto la prestazione e sono stato accontentato, la squadra ha fatto quello che poteva fare e avrebbe meritato almeno il pari. Siamo stati puniti da due calci da fermo, con i nostri soliti errori, ma il Venezia non ci ha messo sotto».

Ricci: «Abbiamo giocato un’ottima partita, purtroppo ci manca sempre il soldo per fare la lira. Sono affranto perché noi diamo sempre il massimo sia in campo la domenica che durante la settimana, quando andiamo all’allenamento sperando che non accada altro perché in questa stagione già ne abbiamo viste di tutti i colori».

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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