ANCONA - FORLI' 0 : 1

Gadda day al Del Conero. L’Ancona? Perché, c’era l’Ancona?

Vanificata in 90 minuti la bella prestazione della scorsa domenica

LEGA PRO girone B

ANCONA (4-3-3): Scuffia; Daffara, Kostadinovic, Ricci, Forgacs; Gelonese, Zampa, Bambozzi (18’st Momentè); De Silvestro (18’st Bariti), Falou Samb (36’st Voltan), Frediani. A disp.: Rossini, Barilaro, Malerba, Moi, Tassoni, Djuric, Battaglia, Montagnoli, Bartoli. All. Brini

FORLI’ (4-3-2-1): Turrin; Adobati, Cammaroto, Conson, Tentoni; Alimi, Capellupo, Sereni; Capellini (32’st Piccoli), Tonelli (24’st Vesi); Bardelloni. A disp: Semprini, Franchetti, Baschirotto,  Tura, Martina Rini, Ferretti, Parigi. All.: Gadda.

ARBITRO: Vigile di Cosenza

MARCATORI: 15’st Capellini

AMMONITI: Scuffia, Falou Samb, Gelonese

NOTE: prima della partita sono stati premiati da società e tifosi Massimo Gadda, 249 presenze in biancorosso, e Massimo Agostini, due stagioni sotto al Guasco.

Il mister del Forlì, Massimo Gadda, festeggiato dai tifosi prima del fischio d'inizio di Ancona - Forlì
Il mister del Forlì, Massimo Gadda, festeggiato dai tifosi prima del fischio d’inizio (foto Max Serenelli)

L’Ancona torna sulla terra nel Gadda-day. È sin troppo facile fare un titolo per la brutta prestazione odierna della Brini band, che in 94′ non ha mai minimamente impensierito il portiere ospite: sicuramente la peggior partita stagionale, probabilmente una delle più deludenti degli ultimi anni. Se volessimo trovare una giustificazione da libro Cuore, potremmo pensare che anche la squadra abbia voluto omaggiare Massimo Gadda, unica vera bandiera biancorossa (249 presenze in otto stagioni, una promozione in B, una in A e una finale di coppa Italia), nel giorno del suo ritorno, per la prima volta dopo ventidue anni, da avversario: prima della gara la società, per mano del capitano infortunato Cognigni, e i tifosi hanno omaggiato Gadda con la sua storica maglia numero 8 e con diversi gadgets. Con Gadda premiato anche Massimo Agostini, bomber biancorosso dal 1992 al 1994.

La cronaca. Brini ha dovuto rinunciare allo squalificato Agyei e all’acciaccato Moi sostituendoli con Bambozzi e Kostadinovic, ma non sono state le assenze a rovinare una giornata che sin da subito si è dimostrata difficile.

L’atteggiamento dell’Ancona, infatti, è stato il solito messo in pratica in tutte le partite in cui ha affrontato squadre alla sua portata, cioè molle: quando i biancorossi sono costretti a fare la partita e non aspettare gli avversari per punirli in contropiede diventano prevedibili e inoffensivi.

Il primo squillo è arrivato alla mezz’ora grazie agli ospiti con Capellini che, dopo un involontario assist di Forgacs, ha sparato su Scuffia in uscita disperata. Il rischio non ha svegliato la squadra di casa che al 42′ si è resa protagonista di una dormita difensiva clamorosa permettendo a Bardelloni di involarsi verso la porta con Scuffia che lo ha ingenuamente atterrato: rigore nettissimo.

Bardelloni sbaglia il rigore calciando alto sopra la traversa (foto Max Serenelli)
Bardelloni sbaglia il rigore calciando alto sopra la traversa (foto Max Serenelli)

Lo stesso Bardelloni, però, forse stupito dal regalo, ha calciato il penalty in curva. Nella ripresa ci si aspettava un’Ancona diversa, magari scossa dalle urla di Brini nell’intervallo, ed invece il copione è stato lo stesso. Gli ospiti son andati vicini al vantaggio con un gran tiro di Capellini al 13′ e poi hanno realizzato il meritato gol sempre con il solito Capellini: splendido il suo destro a rientrare sul secondo palo: 0-1 al 15′.

Può sembrare incredibile, ma la gara è finita qui. Non sono serviti gli ingressi di Momentè e Bariti prima e di Voltan puoi per scuotere una squadra apatica sotto tutti i punti di vista, neanche lontana parente di quella trionfatrice nel derby di San Benedetto: Brini si era accorto in settimana che la squadra non aveva lavorato con la testa giusta ed il verdetto del campo è stato impietoso. Ora è necessario ricaricare immediatamente le batterie perché, con il Natale alle porte, il prossimo turno di campionato è anticipato a venerdì: l’Ancona farà visita al Mantova per un altro scontro diretto in chiave salvezza. Calcio d’inizio alle ore 18:30.

Dalla sala stampa

GADDA: Oggi mi è capitata un’emozione che mai mi era capitata nella vita, né da calciatore né da allenatore. Sapevo che c’era un legame forte con questa città e questi tifosi ma una cosa del genere è davvero incredibile. Poi c’è la partita, sì. Ho fatto la mia parte, i ragazzi hanno fatto la loro parte. Credo che l’abbiamo vinta meritatamente.

MANCINI: C’è poco da dire, una sconfitta brutta. Dieci passi indietro rispetto a domenica scorsa. La squadra non era arrabbiata, ha sottovalutato l’incontro. Sbagliato l’atteggiamento e la mentalità. Sarà un caso ma ogni volta che abbiamo pagato gli stipendi, in concomitanza con le partite col Gubbio, il Lumezzane e oggi il Forlì, abbiamo prodotto pessimi risultati. Domani sera conoscerete il progetto della società: tre anni di tempo per fare qualcosa d’importante.

BRINI: Non c’è stata partita. Se lotti puoi perdere e ci stà, ma in questa maniera non va bene. Abbiamo fatto fare bella figura al Forlì. Questa squadra ha un difetto con le squadre al suo livello e va corretto quanto prima. Non mi è piaciuto lo spirito. Avevamo sbagliato con il Lumezzane ma oggi è stato peggio. E non mi va. Domenica scorsa siamo tornati da San Benedetto fra gli applausi, oggi ci prendiamo i fischi.

 

Claudio Marconi

La nota di PaFil

Senza star qui a ripetersi, solo una considerazione. Ma questa Ancona, quella cioè vista oggi contro il Forlì al Del Conero, conosce il sostantivo “dignità”? No, evidentemente. Allora, ecco qui. Dal vocabolario: “Rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in un comportamento e in un contegno adeguati”.

Questi giocatori, oggi, non hanno affatto sentito questo rispetto nei confronti di se stessi. Forse, proprio perché non sono consci del proprio valore. O forse perché lo sono. Oggi, i dorici, non hanno tradotto il loro impegno in un comportamento e in un contegno adeguati. Eppure, domenica scorsa erano stati in grado di farlo. Che cosa è successo nella loro testa nell’arco di sette giorni? A domanda hanno risposto: “il nostro è l’impegno di sempre”.

Per carità, stiamo parlando di una partita di calcio mica della vita. E allora com’è che un tale Gadda Massimo da circa trent’anni è entrato così prepotentemente nella vita di tantissimi tifosi dorici?

Lo striscione dei tifosi in onore dell'ex capitano Gadda /foto Max Serenelli)
Lo striscione dei tifosi in onore dell’ex capitano Gadda (foto Max Serenelli)

 

   

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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