Anconitana - San Biagio 1 : 0

Basta una rete di Pucci per superare il San Biagio

Calcio – 1ª Categoria girone B – settima di ritorno

Ancona – Non è stata una bella partita quella giocata oggi al Del Conero fra Anconitana e San Biagio, specialmente nel primo tempo nonostante la rete segnata da Pucci che ha decretato il risultato finale.

È stato un incontro duro, giocato su un campo pesante per la pioggia scesa fino a poco prima dell’inizio; un incontro spigoloso, tratteggiato da continui falli e interruzioni. Con l’arbitro, il sig. Giorgio Nicolai di Ascoli Piceno, per nulla in giornata.

L’Anconitana in campo oggi (foto Max Serenelli)

Nel secondo tempo il San Biagio ha provato a cercare il pareggio, specialmente nell’ultimo quarto d’ora, ma l’estremo difensore dorico non è mai stato impegnato seriamente. Sarà stata la pioggia, ma nella seconda frazione è addirittura uscito un po’ di sole, sarà la differenza di punti in classifica (25 al termine dell’incontro), ma la sensazione è stata che l’Anconitana si è limitata a fare il compitino e nulla più.

Un compitino sbrigato in fretta. Al quarto minuto dal fischio d’inizio, in uno dei primi attacchi dorici, la palla carambola sui piedi di Pucci che se l’aggiusta entrando nell’area avversaria per poi calciare di misura. La palla s’insacca in rete alla destra di un incolpevole Zenga. È l’uno a zero per i padroni di casa. L’unico gol dell’incontro.

Anconitana – San Biagio: Il gol di Pucci (foto Max Serenelli)

Eppure, l’Anconitana potrebbe mettere al sicuro il risultato solo tre minuti dopo. Azione personale di Mastronunzio che s’invola sulla destra, entra in area e viene atterrato da Cingolani. L’arbitro decreta il rigore che viene battuto dalla stessa Vipera. Tiro forte ma centrale, Zenga si tuffa a destra ma con la punta del piede riesce a respingere.

Al 20° altro errore della Vipera – oggi decisamente sottotono – quando non riesce a finalizzare un passaggio smarcante di Apezteguia calciando fuori una palla quasi-gol.

Anconitana – San Biagio: il rigore sbagliato da Mastronunzio (foto Max Serenelli)

Da qui in avanti il San Biagio prende coraggio. Si difende bene e appena può ci prova ad andare all’attacco. Azioni sempre controllate dalla difesa dorica che ogni volta prova a ripartire. Ma il gioco, come detto, è frammentato da tanti falli: alla fine saranno cinque gli ammoniti che finiranno nel taccuino di Nicolai: tre anconetani e due del San Biagio.

Non tutte le partite possono terminare con una goleada. A volte, come oggi, va bene anche l’uno a zero che sposta in avanti la classifica e fa aumentare il divario sulle inseguitrici, che poi è solo uno, quell’Osimo Stazione che continua a vincere, saldo al secondo posto.

Il tabellino

Anconitana: Lori, Polenta, Brasili, Rossi, Colombaretti, Della Spoletina, Strano, Marengo, Mastronunzio, Pucci, Apezteguia. Panchina: Ruspantini, Bartoloni, Mandorino, Massei, Fernandes Cardoso, Fabrizi, Cesaroni. Allenatore: Marco Lelli.

San Biagio: Zenga, Lombardi, Brandoni, Cingolani, Bevilacqua, Mariani, Manoni, Tornatola, Busilacchi, De Martino, Belloni. Panchina: Pesaresi, Socci, Strologo, Mandolini, Vincioni, Rossini, Mobili. Allenatore: Cristiano Caccia

Arbitro: Sig. Giorgio Nicolai di Ascoli Piceno

Angoli: Anconitana 5 San Biagio 2

Ammoniti: Pucci, Marengo, Mastronunzio (A); Cingolani, De Martino (S.B.)

recupero: zero p. t. – 3’  s. t

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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