Osimana-Anconitana 1:2

All’Anconitana il derby storico con l’Osimana

I dorici espugnano il Diana fra le polemiche per un gol che hanno visto in pochi

Calcio – Promozione Marche girone A – terza giornata andata – Stadio Diana – Osimo

Osimo, 6 ottobre 2018 – Si è dovuto aspettare 36 anni per rivedere in campo uno scontro diretto fra Osimana e Anconitana, un derby dai sapori forti e con una storia che parla di gloriosi trascorsi in serie D e C2.

E la lunga attesa non ha deluso le aspettative di entrambe le tifoserie. Quello di oggi, al Diana di Osimo, è stato un derby vero, giocato a viso aperto, e poco importa la categoria. Alla fine, nonostante le polemiche che hanno accompagnato il secondo gol dorico – quello pesante della vittoria – anche l’Osimana si è detta soddisfatta: «Abbiamo perso – il commento finale dell’addetto stampa giallorosso – ma abbiamo visto in campo un nostro potenziale che non pensavamo di avere».

Parte meglio l’Anconitana, che nei primi dieci minuti riesce a creare due buone occasioni con Marengo e Ruibal con tiri imprecisi che non impensieriscono Pesce. L’Osimana risponde con un tiro al volo dal limite di Micucci sparato alle stelle. Tante le occasioni sprecate dagli ospiti, con i padroni di casa che contengono senza però chiudersi. La prima frazione si chiude con due occasioni nitidissime per i dorici: al 44°, su angolo battuto da Marengo, Zaldua impegna Pesce in tuffo; al 46° l’estremo giallorosso si ripete respingendo con i piedi una limpida occasione da gol capitata a Mastronunzio.

Squadre in campo dopo l’intervallo, con l’Osimana che sembra più convinta dei propri mezzi. Al 53° Risté, subentrato nel primo tempo a Iannacci, falcia in area Ruibal e la direttrice di gara decreta il rigore. Batte Trombetta che spiazza Pesce e insacca il vantaggio dorico.

Osimo – Il rigore di Trombetta per il momentaneo vantaggio dorico (foto Max Serenelli)

La partita si accende, con l’Osimana proiettata in avanti alla ricerca del pareggio. Ci provano Cerbone e Dell’Aquila, sia su calci piazzati sia su azione, ma Lori è attento. Al 66° però, il portiere dorico capitola: Dell’Aquila ruba palla a Marengo e l’appoggia per Pasquini. L’11 osimano costringe all’uscita Lori e poi lo trafigge nell’angolo basso alla sua sinistra.

Il video del rigore di Trombetta:

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Raggiunto il pareggio l’Osimana alza l’asticella e prova a vincerla. La partita è piacevole, con frequenti cambi di fronte, ma i padroni di casa non riescono a creare problemi seri ai dorici. E si arriva all’85°: Marengo batte un angolo, la palla arriva sulla testa di Mercurio che la indirizza verso la porta, Pesce riesce a toccarla ma la sfera ricade sulla linea di porta e l’arbitro, su segnalazione del guardalinee, decreta il gol sostenendo che la palla è ricaduta in rete. E’ il vantaggio ospite.

Le proteste dei tifosi giallorossi non si fanno attendere, mentre in campo è l’Anconitana a sfiorare ancora il gol. Il fischio finale della signora Alice Gagliardini decreta la terza vittoria consecutiva dei dorici e dà la stura alle polemiche che non possono mai mancare in un derby.

Il tabellino

Osimana: Pesce, Re (Paccamicci 27° 2T), Castorina, Micucci, Montesi, Iannacci (Risté 15° 1T), Streccioni, Ferri, Cerbone, Dell’Aquila, Pasquini (Leonardi 49° 2T); panchina: Natali, Magrini, Gallina, Paccamicci, Leonardi, Risté, Madonna, Campanelli, Gatto. Allenatore, Roberto Mobili

Anconitana: Lori, Pucci, Campione, Visciano (Proesmans 28° 2T), Mercurio, Trombetta, Ruibal, Zagaglia (Astolfi 15° 2T), Mastronunzio, Marengo (Jachetta 38° 2T), Zaldua (Piergallini 26° 2T); panchina: Martiri, Colombaretti, Njayou, Fuglini, Venturin, Proesmans, Jachetta, Piergallini, Astolfi. Allenatore, Francesco Nocera.

Arbitro: signora Alice Gagliardini di San Benedetto.

Assistenti: sig. Giacomo Caporaletti, Macerata; sig. Mattia Gasparri, Pesaro.

Marcatori: Trombetta (A) (rig.) 58°; Pasquini (O) 66°; Mercurio (A) 85°

Ammoniti: Ferri (O); Campione, Zagaglia, Mercurio, Marengo (A)

angoli: 4 (O) – 5 (A)

recupero: 5’ primo tempo – 4’ secondo tempo

pubblico: 1.300 persone circa

NOTE: La campagna abbonamenti dell’Anconitana è prorogata fino alla quarta giornata di campionato, seconda gara casalinga, del 14 ottobre.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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