Smantellata l’area di conferimento rifiuti di Via Bosco

Diventerà una mini area relax a disposizione di residenti e turisti (video)

Sirolo, 20 marzo 2021 – Il sindaco Filippo Moschella l’aveva promesso ai sirolesi in fase di campagna elettorale e finalmente la promessa è stata mantenuta: ieri è stata smantellata l’area di conferimento  rifiuti di Via Bosco. Un’area all’ingresso del centro storico che nel tempo era diventata malsana e ricettacolo di topi. Nei prossimi giorni, al suo posto verrà creata una mini area relax a disposizione di residenti e turisti.

Sirolo – Operai comunali al lavoro per smantellare l’area di conferimento rifiuti di Via Bosco

Moschella ripercorre i fatti che hanno portato a questa scelta definitiva:

– Dal 2019 abbiamo tenuto diverse riunioni coi commercianti del centro storico per individuare insieme la migliore soluzione possibile.

– Nel 2020, quando abbiamo creato il nuovo parcheggio per le strutture ricettive sotto Via Cilea (parcheggio che ha avuto un enorme successo, determinante per ridurre le auto che transitano nel centro storico), è stata ampliata l’isola ecologica già esistente da anni per la raccolta dei rifiuti delle spiagge e dei cestini del paese.

– Nel 2021 è stata allestita la nuova area, in cui ogni impresa del centro storico, da gennaio, ha a disposizione un bidone per l’umido e uno per l’indifferenziata, ambedue chiusi a chiave, così, quando sarà introdotta la tariffa puntuale, ognuno pagherà in base alla quantità di frazione indifferenziata conferita.

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«Ma non ci siamo fermati qui – continua Moschella – perché abbiamo ampliato le isole ecologiche in fondo a Via Bosco e Via Saletto, a servizio degli stabilimenti balneari e di tutte le altre attività commerciali di Spiaggia Urbani e Spiaggia San Michele – Sassi Neri, dotandole di chiusure e telecamere. Così solo gli autorizzati potranno conferire i rifiuti, a differenza del passato quando si erano create mini discariche a cielo aperto perché accessibili a tutti».

il sindaco di Sirolo, Filippo Moschella

Con l’eliminazione dell’area di conferimento  rifiuti di Via Bosco, l’Amministrazione ha restituito alla vista uno dei panorami più apprezzati di Sirolo, fruibile uscendo dall’arco del centro storico. «Una scelta – conclude il Sindaco – per dire basta alla deturpazione del paesaggio e di Villa Grazia; basta con la puzza accanto alle panchine dei turisti che aspettano l’autobus per la spiaggia o vanno in farmacia o a Numana; basta con la spazzatura gettata dietro le aree di conferimento rifiuti; basta con le isole ecologiche aperte a tutti e con gli errati conferimenti giornalieri nei cassonetti comuni a carico della collettività».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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