Rafforzati i rapporti fra Parco del Conero e Capitaneria di Porto

Dopo l'ultimo incontro avvenuto tra il presidente del Parco Daniele Silvetti il direttore Marco Zannini e l'Ammiraglio della Guardia Costiera Enrico Moretti

Sirolo, 5 giugno 2021 – Parco del Conero e Capitaneria di Porto in sinergia per la tutela dell’habitat marino. L’incontro avvenuto tra presidente e direttore dell’Ente Parco, Daniele Silvetti e Marco Zannini, e l’Ammiraglio Enrico Moretti è servito a rafforzare il rapporto di collaborazione istituzionale.

Dopo un primo aggiornamento sulle problematiche relative alla tutela dell’ambiente marino, i vertici di Parco e Guardia Costiera hanno colto l’occasione per verificare un approfondimento sugli strumenti normativi che regolano la disciplina.

da sx: Daniele Silvetti, presidente Ente Parco del Conero;  l’Ammiraglio Enrico Moretti; Marco Zannini, direttore Parco del Conero

«Il Parco del Conero sta già affrontando una fase di revisione degli strumenti normativi interni – ha spiegato il presidente Daniele Silvetti – infatti stiamo per apportare delle sostanziali modifiche al Piano e al Regolamento. In quest’ottica, abbiamo ritenuto necessario confrontarci con l’ente di tutela della sicurezza e dell’habitat marino per migliorare la qualità e l’operatività del rapporto che lega Parco e Guardia Costiera. Ringraziamo l’Ammiraglio Moretti per aver accolto la nostra richiesta di collaborazione. Intendiamo proseguire con le azioni in sostegno della salvaguardia del nostro mare e delle aree costiere».

L’incontro ufficiale, ha dato seguito alla precedente collaborazione tra Parco del Conero e Guardia Costiera in occasione dell’iniziativa Blue Resilience, che si è tenuta lo scorso 28 maggio a Portonovo nella zona del Trave.

L’attenzione alle problematiche relative alla salute dell’ambiente marino è uno degli asset che fa parte del piano strategico degli interventi del Parco del Conero.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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